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		<title><![CDATA[--> Dolcificante Stevia: cosa è in breve? Un po' di chiarezza]]></title>
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		<description><![CDATA[Lo si vede ormai sugli scaffali da tempo. Al centro di diverse dispute, si è giunti ad una conclusione? Scopriamolo in una breve lettura]]></description>
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		<lastBuildDate>Mon, 27 Jan 2025 21:46:00 +0100</lastBuildDate>
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			<title><![CDATA[Ansia, Intestino e Microbiota: connessioni che sorprendono!]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_Anti-Aging_e_Nutrizione"><![CDATA[Medicina Anti-Aging e Nutrizione]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div><br></div><div class="imHeading1 imTACenter">Ansia e Intestino</div><div class="imHeading2 imTACenter"> Capire l'Asse Intestino - Cervello </div><div><br></div><div class="imHeading3">L’ansia è un disturbo psicologico caratterizzato da uno stato di iper-attivazione del sistema nervoso centrale e da risposte fisiologiche disfunzionali allo stress. Questa condizione influisce profondamente sull’<b>Asse Intestino-Cervello</b> (anche conosciuto come "<b><i>Gut-Brain Axis</i></b>"), ovvero una complessa rete di comunicazione bidirezionale tra il <b>Sistema Nervoso Centrale</b> (<b><i>SNC</i></b>) e il <b>Sistema Nervoso Enterico</b> (<b><i>SNE</i></b>), mediata da segnali neurali, endocrini e immunitari.<br>Uno dei <b>principali effetti dell’ansia</b> è l’<b>alterazione della funzione intestinale e del microbioma</b>, con conseguenze significative sull'<b>assorbimento dei nutrienti</b>. </div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.antoniobellino.com/images/4.webp"  title="" alt="" width="335" height="502" /><br></div><div><br></div><div class="imHeading3">L’<b>asse intestino-cervello</b> integra segnali da numerosi sistemi, tra cui il <b>Sistema Nervoso Autonomo</b> (<b><i>SNA</i></b>), che <i>regola la motilità intestinale</i>; l' <b>Asse ipotalamo-ipofisi-surrene (<i>HPA</i>)</b>, che <i>influenza la secrezione di ormoni dello stress come il cortisolo</i>; il <b>Microbiota intestinale</b>, che <i>modula la funzione immunitaria e l'assorbimento dei nutrienti.</i></div><div class="imHeading3">L'<b>Ansia Cronica</b> può alterare questa comunicazione complessa, causando disbiosi <i>(uno squilibrio nel microbioma intestinale</i>), modifiche nella motilità intestinale, infiammazione cronica ed alterazioni nell'assorbimento di macro e micronutrienti.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Effetti dell’ansia sul microbioma intestinale</div><div><br></div><div class="imHeading3">Il <b>Microbioma Intestinale</b> è composto da <b><i>trilioni di microrganismi</i></b> che vivono in simbiosi con l'ospite umano, contribuendo alla digestione, alla sintesi di nutrienti e alla regolazione immunitaria. L'ansia altera profondamente la <i>composizione</i> e la <i>diversità di questo ecosistema</i>.<br>Innanzitutto l’Ansia è associata ad una riduzione della diversità del microbioma, un marker chiave di salute intestinale. Diversi studi hanno infatti messo in luce che individui con storia di ansia cronica e ansia generalizzata presentano non solo una <b>riduzione</b> della popolazione di <b>batteri benefici</b> come <b><i>Lactobacillus</i></b> e <b><i>Bifidobacterium</i></b> a favore di batteri <b>opportunisti</b> come <b><i>Escherichia coli</i></b> e <b><i>Clostridium, </i></b>ma anche una ridotta diversità microbica con <b><i>predominanza di batteri pro-infiammatori</i></b>, quindi poco "Anti-Aging"rispetto a pazienti sani.</div><div><br></div><div class="imHeading3">L' impatto dell'Ansia non si riduce solo ad una alterazione della composizione del Microbioma, ma<b> anche</b> ad un <b>malfunzionamento dei micro-organismi che lo compongono.</b> <br><br>Il microbioma intestinale produce infatti normalmente una serie di metaboliti bioattivi, tra cui gli <b>acidi grassi a catena corta</b> (gli <b><i>SCFA</i></b>), nonchè <b>neurotrasmettitori</b> e <b>vitamine</b>, che svolgono un ruolo cruciale nella salute intestinale e cerebrale entrando in gioco proprio lungo l'Asse Intestino- Cervello.</div><div class="imHeading3"><br>L'ansia cronica <b>riduce</b> proprio <b>la produzione da parte dei micro-organismi degli SCFA</b> ( <i>come l'acido butirrico, l' acido propionico o l' acido acetico</i>), &nbsp;che sono essenziali per il mantenimento dell'integrità della barriera intestinale e per la regolazione dell'infiammazione e una loro riduzione sortisce effetti negativi anche sul sistema immunitario e sull'assorbimento dei nutrienti. </div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">E non è ovviamente tutto!</div><div><br></div><div class="imHeading3">Batteri come <b>Lactobacillus</b> e <b>Bifidobacterium</b> producono infatti <i>serotonina, dopamina e GABA</i>, ovvero neurotrasmettitori chiave nella regolazione dell’umore. </div><div class="imHeading3">La disbiosi intestinale indotta dall’ansia compromette questa produzione, amplificando gli stessi sintomi ansiosi! </div><div class="imHeading3">E' come se attraverso l'intestino l'ansia letteralmente... si ...autorigenerasse!</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">L'Ansia fa invecchiare prima il nostro intestino!</div><div><br></div><div class="imHeading3">L’ansia stimola infatti la produzione di <b>citochine pro-infiammatorie</b>, come <b>l’interleuchina-6 </b>(<i><b>IL-6</b></i>) e il <b>fattore di necrosi tumorale-alfa </b>(<b><i>TNF-α</i></b>), che sono gli artefici della compromissione dell’integrità della barriera intestinale, causando la cosiddetta "S<b>indrome dell' Intestino Permeabile</b>" <i>(Leaky Gut Syndrome)</i>.</div><div class="imHeading3">In presenza di questo particolare quadro clinico c'è un maggiore <b>passaggio di antigeni</b> e <b>tossine</b> <b>nel flusso sanguigno</b> attraverso l'intestino che perde la sua funzione di barriera, con aumento di <b>endotossine circolanti</b>, <b>disordini metabolici</b> ed <b>immunitari</b>. &nbsp;Tali composti, una volta in circolo, &nbsp;portano ovviamente ad un peggioramento dello stato infiammatorio sistemico. A questo segue inoltre una <b>ridotta</b> efficienza dell'<b>assorbimento</b> di particolari nutrienti, in particolare di minerali come <b>ferro, zinco, magnesio o &nbsp;vitamine</b> come la <b>Vitamina B12</b> o la <b>Vitamina D.</b></div><div><b><br></b></div><div class="imHeading2 imTACenter">L'Ansia altera anche il modo in cui l'intestino si muove e secerne enzimi. </div><div class="imHeading3"><br>L'<b>ansia</b> infatti <b>altera</b> il normale <b>funzionamento del sistema nervoso enterico</b>, ovvero il complesso <i>sistema di nervi che si trova nelle pareti del tubo intestinale e che gestisce i suoi movimenti</i>, con effetti variabili sulla motilità intestinale; se <b>da un lato </b>possono presentarsi quadri di ipermotilità con <b>diarrea</b> che si traduce ovviamente in un <i>ridotto tempo di transito intestinale</i> e di conseguenza <i><b>minor assorbimento</b> di nutrienti essenziali</i> come <i>elettroliti e vitamine idrosolubili</i>, <b>dall'altro </b>possono presentarsi quadri di ipomotilità che portano a <b>stipsi</b> con aumento del rischio di <i><b>fermentazione</b> e <b>disbiosi</b></i>.</div><div class="imHeading3">I pazienti con ansia mostrano infatti proprio per questi meccanismi una prevalenza significativamente maggiore della <b>Sindrome dell'Intestino Irritabile (IBS)</b>, che si caratterizza per <b><i>diarrea, stipsi o una combinazione di entrambe.</i></b></div><div class="imHeading3"><br>L’ <b>attivazione cronica del sistema nervoso simpatico</b>, inoltre, <b><i>inibisce</i></b> la <i>secrezione</i> di <b><i>enzimi digestivi</i></b> e <b><i>succhi gastrici </i></b>necessari per la scomposizione dei nutrienti. E questo si traduce in un <br><b>malassorbimento di proteine</b>, con un <b><i>ridotta &nbsp;digestione proteica</i></b> a causa della diminuzione della pepsina e acido cloridrico.<br>Non solo! La concomitante <b>alterazione della secrezione biliare </b>e <b>pancreatica</b> induce un<b> alterato assorbimento</b> degli acidi grassi essenziali e di vitamine liposolubili come la <b>Vitamina A</b>, la <b>Vitamina D</b>, la <b>Vitamina E</b> o la <b>Vitamina K</b>! <br><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">L'Ansia ci priva di molti nutrienti, perché blocca il loro assorbimento a livello intestinale!</div><div><br></div><div class="imHeading3">Il malassorbimento chiama in causa diversi macro e micronutrienti essenziali, attraverso molteplici meccanismi.</div><div class="imHeading3"><br>Il <b>Ferro</b>, ad esempio...<br>L’infiammazione cronica indotta dall’ansia aumenta infatti i livelli di epcidina, che è un regolatore negativo dell’assorbimento del ferro, riducendo la biodisponibilità di questo elemento! </div><div class="imHeading3"><span class="fs19lh1-5">Questo può portare sul lungo termine, in persone con storia di ansia cronica generalizzata ad <i>anemia sideropenica</i>, con sintomi come <i>affaticamento fisico</i> e <i>difficoltà cognitive</i>. Nei diversi gruppi di studio in cui i pazienti con ansia generalizzata avevano </span> livelli di ferro significativamente più bassi rispetto ai controlli è stata notato un aumento dell'infiammazione intestinale. </div><div><br></div><div><img class="image-2 fleft" src="https://www.antoniobellino.com/images/5_mza0ggod.webp"  title="" alt="" width="325" height="487" /></div><div class="imHeading3">Anche il <b>Magnesio</b> e il<b> Calcio</b> ...fondamentali per la funzione neuromuscolare e ossea, &nbsp;vengono assorbiti di meno!. Questo lo si ascrive ad una riduzione dell'attività enzimatica intestinale nonché ad un aumento dell'escrezione urinaria del magnesio sotto stress cronico.</div><div class="imHeading3"><br>E le <b>Vitamine del gruppo B</b> come le vitamine B1, B6, B9 (acido folico) e B12 essenziali per la sintesi di neurotrasmettitori come la serotonina e la dopamina. <br></div><div class="imHeading3">L’ansia infatti compromette l’assorbimento di queste vitamine attraverso non solo alterazioni nella motilità intestinale ma anche attraverso una dsbiosi microbica che riduce la sintesi di vitamine endogene.<br></div><div><br></div><div class="imHeading3">Per non tralasciare gli <b>Acidi Grassi Essenziali</b> e le <b>Vitamine Liposolubili</b><br>Entrambi infatti come già visto, subiscono l'influsso dell'alterata secrezione biliare e pancreatica . Sul lungo termine questo porta a fragilità ossea ( ridotta disponibilità di vitamina D); problemi di visione notturna ( per ridotto assorbimento di vitamina A) o ridotta funzione antiossidante (per scarso introito di vitamina E). </div><div><br></div><div class="imHeading3"><b><i>Se poi a questo si aggiunge un errato comportamento e stile alimentare che spesso caratterizza i pazienti ansiosi, ci si rende conto di come una</i></b> <b><i>buona parte dei danni organici provocati dall'ansia passi proprio dall'intestino ... </i></b></div><div class="imHeading3"><br>Inteventi psicologici, integrazioni alimentari con microorganismi mirati e benefici, alimentazione equilibrata o supplementazioni studiate sono solo una piccola parte delle strategie che vengono messe in atto per mitigare i danni dell'ansia nonchè istruire ed indirizzare al meglio i pazienti verso uno dei mali che affligge una gran parte della popolazione mondiale. </div><div><br></div><div><br></div><div class="imHeading1 imTACenter"><a href="https://www.antoniobellino.com/index.php" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.antoniobellino.com/index.php', null, false)">HOME </a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 20:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Radicchio: un "superfood" per la nostra pelle.]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_AntiAging_-_Medicina_Estetica"><![CDATA[Medicina AntiAging - Medicina Estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000011"><div class="imHeading1 imTACenter">Il Radicchio: che cosa contiene ?</div><div><br></div><div class="imHeading3">Il <b>Radicchio</b> (Cichorium intybus) appartiene alla famiglia delle Asteraceae (a cui appartengono ad esempio anche il Girasole, la Margherita, il Tarassaco, l'Artemisia, la Cicoria etc) ed è noto per le sue proprietà nutrizionali e terapeutiche. La sua composizione chimica è ricca di composti bio-attivi che offrono benefici significativi alla salute della pelle. </div><div><br></div><div class="imHeading3">Tra i principali costituenti troviamo:</div><div class="imHeading3"><br><b>Polifenoli</b>: tra i più importati la Quercetina, l' Acido Caffeico o &nbsp;l' Acido Clorogenico che svolgono un’azione antiossidante.<br><b>Vitamine:</b> in particolare, la Vitamina C, la Vitamina K e alcune vitamine del gruppo B.<br><b>Minerali</b>: come Potassio, calcio, zinco o magnesio.<br><b>Fibre alimentari</b>: importanti per la salute intestinale e indirettamente per la salute della pelle.<br><b>Lattucina</b>: ovvero un composto che appartiene alla classe dei terpeni ( responsabili di dare alle piante le loro caratteristiche di aroma, sapore o proprietà medicinali) e che contribuisce a conferire al radicchio proprietà calmanti e anti-infiammatorie.</div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.antoniobellino.com/images/2_gq9j9g32.webp"  title="" alt="" width="640" height="640" /><br></div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">La sua assunzione come aiuta la nostra pelle ?</div><div><br></div><div class="imHeading3"><b>Effetto AntiAging</b></div><div class="imHeading3">Innanzitutto i <b>polifenoli</b> presenti nel radicchio combattono lo stress ossidativo neutralizzando i radicali liberi. Questo processo previene il danno cellulare e riduce i segni dell’invecchiamento precoce della pelle, come rughe e perdita di elasticità. L'invecchiamento cutaneo è influenzato infatti da fattori interni ed esterni, come l'esposizione ai raggi UV e l'accumulo di radicali liberi. Il consumo regolare di radicchio apporta antiossidanti che proteggono le cellule della pelle dallo stress ossidativo e stimolano la riparazione cellulare. Uno studio pubblicato su Journal of Food Biochemistry ha evidenziato che gli estratti di radicchio migliorano la capacità antiossidante della pelle del 20% dopo 8 settimane di consumo. Diversi esperimenti e studi di laboratorio &nbsp;hanno inoltre dimostrato che gli estratti di radicchio aumentano l'attività di doversi enzimi antiossidanti, come la superossido dismutasi (SOD).</div><div><br></div><div class="imHeading3"><b>Effetto Lenitivo</b><br>L'<b>acido caffeico</b> e la <b>lattucina</b> presenti nel radicchio modulano le vie infiammatorie, riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie come il TNF-α e l' IL-6. Ciò si traduce in una riduzione dei processi infiammatori cutanei, utili per condizioni come acne, dermatiti e rosacea.</div><div class="imHeading3"><br><b>Effetto Rigenerativo </b><br>La vitamina C, essenziale per la sintesi del collagene, favorisce la rigenerazione dei tessuti e accelera la guarigione delle ferite. Il radicchio, essendo una fonte naturale di vitamina C, supporta questi processi e migliora l'aspetto della pelle danneggiata.</div><div class="imHeading3"><br><b>Effetto Potenziativo</b><br>Il radicchio contiene minerali essenziali come il potassio, che contribuisce a mantenere l'equilibrio idrico delle cellule cutanee. Inoltre, l'acido clorogenico migliora l'idratazione e l'elasticità della pelle riducendo la perdita di acqua transepidermica (TEWL).</div><div><br></div><div><img class="image-1 fleft" src="https://www.antoniobellino.com/images/1_p0osv72j.webp"  title="" alt="" width="531" height="354" /></div><div><br></div><div class="imHeading3"><b>Effetto Protettivo dai Danni da UV</b><br>I polifenoli e le vitamine del radicchio agiscono come fotoprotettori naturali, riducendo il danno indotto dai raggi ultravioletti. Studi preclinici hanno dimostrato che l'applicazione topica di estratti di radicchio riduce l’eritema e il danno al DNA causato dall'esposizione ai raggi UVB.</div><div class="imHeading3"><br><b>Effetto Seboregolatore e Antibatterico nell'Acne</b><br>Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche, il radicchio è utile per ridurre l'acne e altre imperfezioni cutanee. I suoi composti attivi inoltre regolano la produzione di sebo e inibiscono la crescita di batteri patogeni come il Propionibacterium acnes.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Quale è la migliore modalità di assunzione ?</div><div><br></div><div class="imHeading3">Il consumo regolare di radicchio, sia crudo che cotto, è il modo più semplice per beneficiare dei suoi effetti sulla pelle. Può essere inserito in insalate, zuppe o come contorno per incrementare l’assunzione di antiossidanti e nutrienti.</div><div><br></div><div class="imHeading3">Tuttavia vi sono persone a cui può non essere gradito il suo sapore amaro. </div><div class="imHeading3">L'amarezza del Radicchio varia tuttavia a seconda della specie, dei metodi di coltivazione e delle caratteristiche ambientali in cui è stato coltivato. &nbsp;Vi sono varietà più amare di altre. Ecco ad esempio l'elenco delle varietà di Radicchio <b>dal più amaro al meno amaro</b>: </div><div><br></div><div class="imHeading3">- <b>Radicchio Rosso di Treviso <i>(varietà Precoce)</i></b>: &nbsp;risulta molto amaro, con foglie allungate e sapore intenso </div><div class="imHeading3">- <b>Radicchio Rosso di Treviso</b> <b><i>(varietà Tardiva)</i></b>: è amaro, ma più raffniato rispetto al precoce. E' molto gradito per il suo sapore deciso, ma non eccessivo.<br>- <b>Radicchio di Chioggia</b>: è quello con il sapore più equilibrato, con un'amarezza moderata. E' quello solitamente più presente nelle insalate.<br>- <b>Radicchio Rosso di Verona</b>: dal sapore leggermente amaro e con note dolciastre più rappresentate rispetto a quello di Treviso e Chioggia <br>- <b>Radicchio variegato di Castelfranco</b>: meno amaro dei precedenti, delicato e dolciastro allo stesso tempo, con foglie variegate e consistenza morbida </div><div class="imHeading3">- <b>Radicchio bianco di Lusia</b>: è il meno amaro di tutti, con un sapore molto molto delicato e allo stesso tempo... "croccante"</div><div><span class="fs23lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading3">Se però nemmeno nessuna di queste varietà dovesse risultare gradita, si può sempre ricorrere agli <b>estratti concentrati di radicchio </b>che sono disponibili sotto forma di <b>capsule</b> o <b>polveri </b>e sono utilizzati come integratori alimentari per migliorare la salute della pelle. Questi formulazioni &nbsp;sono particolarmente indicate per chi desidera potenziare l'assunzione di polifenoli.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Si possono utilizzare i suoi principi a diretto contatto con la pelle ?</div><div class="imHeading3"><br><span class="fs19lh1-5">Certo, il radicchio è generalmente sicuro per il consumo e l'uso topico. Tuttavia, è importante verificare la tolleranza individuale, specialmente per i prodotti topici che contengono estratti concentrati di tale pianta. In particolare, le persone con allergie alle Asteraceae (come Girasole, Tarassaco, Margherite --&gt; Segue in fondo alla pagina l'elenco delle Astaraceae) dovrebbero prestare attenzione.</span></div><div class="imHeading3">Gli stessi estratti di radicchio possono essere inclusi in creme, sieri e maschere per la pelle. Grazie alle loro proprietà lenitive e rigeneranti, tali formulazioni sono utili per idratare la pelle, ridurre le infiammazioni e migliorare il tono cutaneo.<br>L'attenzione nei confronti degli effetti del Radicchio sugli stati infiammatori della pelle, sulla sua influenza sulla composizione del microbiota cutaneo e su ulteriori modalità di sue somministrazioni &nbsp;ad alte dosi ci danno un'idea chiara di quanto questo alimento sia tra i più preziosi ingredienti della nostra cucina.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Elenco delle Astaraceae più comuni</div><div class="imHeading2 imTACenter"><span class="imUl">Se hai allergie o intolleranze ad uno o più di esse presta più attenzione al Radicchio!</span></div><div><br></div><div class="imHeading3"><b>Verdure a foglia</b></div><div class="imHeading3"><div>- Cichorium intybus var. foliosum (Radicchio)</div>- Cichorium intybus (Cicoria)<br>- Cichorium endivia (Indivia)<br>- Lactuca sativa (Lattuga)<br>- Sonchus oleraceus (Sonchino)<br>- Taraxacum officinale (Tarassaco)<br>- Crepis vesicaria (Radicchiella)<br>- Hypochaeris radicata (Grattalingua)<br>- Lactuca serriola (Lattuga selvatica)<br>- Hieracium pilosella (Pilosella, usata come verdura selvatica in alcune tradizioni locali)</div><div class="imHeading3"><br><b>Radici commestibili</b><br>- Cichorium intybus var. sativum (Radice di cicoria, usata spesso come sostituta del caffè)<br>- Taraxacum officinale (Radice di tarassaco, utilizzata per tisane o arrostita come sostituto del caffè)<br>- Helianthus tuberosus (Topinambur)<br>- Arctium lappa (Bardana maggiore, radici usate di solito in cucina asiatica)<br>- Tragopogon porrifolius (Barba di becco, radice commestibile)<br>- Scorzonera hispanica (Scorzonera, conosciuta di solito come Salsifis nero)</div><div class="imHeading3"><br><b>Oli e Semi Commestibili</b><br>- Helianthus annuus (Girasole, semi e olio)<br>- Guizotia abyssinica (Niger, semi oleosi)<br>	- Carthamus tinctorius (Cartamo, semi e olio)<br>	- Xanthium strumarium (Noce spina, semi commestibili in alcune tradizioni)</div><div class="imHeading3"><br><b>Erbe aromatiche e spezie</b><br>	- Artemisia dracunculus (Dragoncello)<br>	- Tanacetum vulgare (Tanaceto, in piccole dosi come aromatizzante)<br>	- Stevia rebaudiana (Stevia, dolcificante naturale)<br>	- Eclipta prostrata (False Daisy, usata in cucina tradizionale asiatica)</div><div class="imHeading3"><br><b>Fiori Commestibili</b><br>	- Calendula officinalis (Calendula, fiori usati in insalate e tisane)<br>	- Bellis perennis (Margherita comune, fiori usati in insalate)<br>	- Helichrysum italicum (Elicriso, usato come aromatizzante)<br>	- Centaurea cyanus (Fiordaliso, fiori decorativi e commestibili)</div><div class="imHeading3"><br><b>Altre Piante Alimentari</b><br>	- Matricaria chamomilla (Camomilla, infusi e tisane)<br>	- Chrysanthemum coronarium (Crisantemo giallo, usato nella cucina asiatica)<br>	- Erigeron canadensis (Erigerone, usato in insalate tradizionali)<br>	- Hypochoeris glabra (Grattalingua minore, usata in cucina selvatica)<br>	- Solidago canadensis (Verga d'oro, in tisane tradizionali)<br>	- Echinacea purpurea (Echinacea, tisane e integratori)<br>	- Silybum marianum (Cardo mariano, semi e radici)<br>	- Centaurea nigra (Centaurea comune, occasionalmente usata in tisane)<br>	- Liatris spicata (Liatride, radici usate in alcune preparazioni tradizionali)<br>	- Senecio vulgaris (Senecione, utilizzato in cucina selvatica in alcune tradizioni locali)<br>	- Gnaphalium uliginosum (Erba cotonina, usata in decotti tradizionali)<br>	- Baccharis halimifolia (Baccharide, in preparazioni tradizionali in alcune </div><div><br></div><div><div class="imHeading3"><b>Piante Medicinali </b><br>- Achillea millefolium (Achillea)<br>	- Artemisia absinthium (Assenzio)<br>	- Echinacea purpurea (Echinacea)<br>	- Tanacetum parthenium (Partenio)<br>	- Arnica montana (Arnica)<br>	- Calendula officinalis (Calendula)<br>	- Silybum marianum (Cardo mariano)<br>	- Centaurea cyanus (Fiordaliso)</div><div class="imHeading3">	- Vernonia amygdalina (Foglie amare africane)</div><div><br></div><div class="imHeading3"><b>Specie selvatiche o spontanee</b><br>- Carduus nutans (Cardo selvatico)<br>	- Cirsium arvense (Cirsio dei campi)<br>	- Bidens pilosa (Forbicina nera)<br>	- Erigeron canadensis (Erigerone)<br>	- Lactuca serriola (Lattuga selvatica)<br>- Leontodon autumnalis (Dente di leone autunnale)<br>	- Pulicaria dysenterica (Pulicaria)<br>	- Senecio vulgaris (Senecione comune)<br>	- Xanthium strumarium (Noce spina)<br>	- Solidago canadensis (Verga d'oro)</div><div><br></div><div class="imHeading3"><b>Piante Ornamentali</b><br>	- Tagetes erecta (Tagete)<br>	- Dahlia pinnata (Dalia)<br>	- Zinnia elegans (Zinnia)<br>	- Aster amellus (Aster settembrino)<br>	- Bellis perennis (Margherita comune)<br>	- Cosmos bipinnatus (Cosmea)<br>	- Gazania rigens (Gazania)<br>	- Helichrysum bracteatum (Elicriso)<br>	- Coreopsis tinctoria (Coreosside)<br>- Chrysanthemum morifolium (Crisantemo)<br></div><div><br></div></div><div><br></div><div class="imHeading1 imTACenter"><span class="cf1"><a href="https://www.antoniobellino.com/index.php" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.antoniobellino.com/index.php', null, false)">HOME</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 20:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Capelli bianchi precoci...e se fosse Celiachia?]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category="><![CDATA[]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F"><div class="imHeading1 imTACenter">Canizie e Celiachia </div><div class="imHeading2 imTACenter">Una connessione molto meno ovvia di quanto si possa pensare</div><div><br></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Le connessioni tra la celiachia - una malattia autoimmune causata dall’ intolleranza al glutine- &nbsp;e la canizie - ossia la perdita di pigmentazione dei capelli - possono apparire sorprendenti a prima vista. Tuttavia, l’interesse scientifico per questo legame si è intensificato negli ultimi anni, grazie a studi che suggeriscono che queste due condizioni, apparentemente diverse e molto distanti tra loro, possano condividere meccanismi fisiopatologici comuni. </span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">La Celiachia in sintesi</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">La<b> Celiachia</b> è una malattia autoimmune che si sviluppa in persone geneticamente predisposte in risposta all’ ingestione di glutine, una proteina presente in cereali come frumento, orzo e segale. Sebbene sia nota principalmente per i suoi sintomi gastrointestinali, come <b>diarrea, gonfiore e dolore addominale</b>, la celiachia è in realtà una malattia sistemica che può colpire diversi organi e tessuti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">La caratteristica centrale della celiachia è il <b>danno alla mucosa intestinale</b>, causato dall’attivazione del sistema immunitario contro la transglutaminasi tissutale (tTG), un enzima coinvolto nella riparazione dei tessuti. Questo processo porta all’<b>atrofia dei villi intestinali</b>, strutture che permettono l’assorbimento dei nutrienti e al conseguente malassorbimento di micronutrienti essenziali. Tuttavia, il coinvolgimento del sistema immunitario nella celiachia non si limita all’intestino: l’infiammazione cronica può avere ripercussioni su altri sistemi corporei, inclusi pelle, capelli e unghie.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">La Canizie in sintesi</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">La canizie, ovvero la <b>perdita di pigmentazione dei capelli</b>, è un fenomeno che tutti conosciamo, ma che spesso associamo semplicemente all’invecchiamento. In realtà, la comparsa di capelli grigi o bianchi è il risultato di un processo biologico complesso, che coinvolge i melanociti, cellule specializzate che producono melanina, il pigmento responsabile del colore dei capelli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b>Con l’età</b>, i <b>melanociti</b> nei follicoli piliferi <b>diminuiscono la produzione di melanina</b> e, col tempo, muoiono. Tuttavia, fattori come lo <b>stress ossidativo</b>, le <b>carenze nutrizionali</b>, i <b>disordini autoimmuni</b> e l’<b>infiammazione cronica</b> possono accelerare questo processo. Proprio qui si inserisce l’interesse per il possibile legame tra celiachia e canizie.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">I possibili meccanismi della Celiachia alla base dell'incanutimento dei capelli </div><div><br></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">1. Stress Ossidativo e Infiammazione Cronica</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Una delle principali ipotesi sul collegamento tra celiachia e canizie riguarda lo stress ossidativo. Nei pazienti celiaci, l’infiammazione cronica causata dalla risposta immunitaria al glutine porta alla produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), molecole che possono danneggiare cellule e tessuti.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">I melanociti, essendo particolarmente vulnerabili allo stress ossidativo, possono subire danni irreparabili in condizioni di infiammazione cronica. Studi recenti hanno dimostrato che nei pazienti celiaci non trattati i livelli di ROS sono significativamente più alti rispetto alla popolazione generale. Questa situazione potrebbe accelerare la perdita di melanociti nei follicoli piliferi, portando alla comparsa precoce di capelli grigi o bianchi.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">2. Malassorbimento di Micronutrienti Essenziali</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">La celiachia è spesso associata a carenze di vitamine e minerali a causa del malassorbimento intestinale. Tra i nutrienti più importanti per la salute dei capelli ci sono il rame, lo zinco, il ferro e la vitamina B12, tutti coinvolti nella produzione di melanina e nella protezione dei melanociti.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Il rame, ad esempio, è un cofattore essenziale per l’enzima tirosinasi, che catalizza i primi passaggi della sintesi della melanina. Una sua carenza può quindi interferire direttamente con la pigmentazione dei capelli.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">La vitamina B12 è cruciale per la salute dei follicoli piliferi, e la sua carenza è stata correlata non solo alla canizie precoce, ma anche alla caduta dei capelli.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Il ferro e lo zinco, infine, sono fondamentali per il metabolismo cellulare e la difesa contro lo stress ossidativo.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">In uno studio condotto su pazienti celiaci, si è osservato che molti di loro presentavano carenze di questi nutrienti, con un’incidenza significativamente maggiore di canizie precoce rispetto ai controlli sani.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">3. Coinvolgimento del Sistema Immunitario</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">La celiachia è una malattia autoimmune, e le malattie autoimmuni sono spesso associate a disturbi cutanei e dei capelli. Nei pazienti celiaci, la presenza di autoanticorpi contro la tTG e altre proteine potrebbe contribuire a un’alterazione dei processi biologici nei follicoli piliferi.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Un aspetto interessante è che molte malattie autoimmuni, come la vitiligine e l’alopecia areata, sono state collegate alla canizie precoce. Questo suggerisce che la disregolazione immunitaria osservata nella celiachia potrebbe giocare un ruolo simile.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Evidenze Cliniche e Studi Epidemiologici</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Sebbene la relazione tra celiachia e canizie sia ancora in fase di studio, alcune ricerche hanno fornito risultati preliminari interessanti. Uno studio retrospettivo su un gruppo di pazienti celiaci ha rilevato che il 28% di essi sviluppava canizie precoce, rispetto al 15% della popolazione generale. Questo dato è particolarmente rilevante considerando che molti di questi pazienti non erano consapevoli della loro condizione fino a una diagnosi tardiva, spesso dopo anni di sintomi non riconosciuti.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">In un altro studio, condotto su 150 pazienti con celiachia, è stato osservato che coloro che seguivano una dieta senza glutine da più di due anni avevano una minore incidenza di canizie precoce rispetto a quelli che non seguivano la dieta. Questo suggerisce che il controllo dell’infiammazione e il miglioramento dello stato nutrizionale possono avere un impatto positivo sulla salute dei capelli.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">La Dieta Senza Glutine come Fattore Protettivo</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">La dieta priva di glutine rappresenta il trattamento standard per la celiachia, e i suoi benefici vanno ben oltre la risoluzione dei sintomi gastrointestinali. Seguendo rigorosamente questa dieta, i pazienti possono ripristinare gradualmente l’integrità della mucosa intestinale, migliorare l’assorbimento dei nutrienti e ridurre i livelli di infiammazione sistemica.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Tuttavia, è importante sottolineare che i benefici della dieta senza glutine sulla canizie non sono universali. Nei casi in cui il danno ai melanociti è già avanzato, potrebbe non essere possibile invertire completamente il processo. Nonostante ciò, la prevenzione di ulteriori danni e il rallentamento della progressione della canizie rappresentano risultati significativi per molti pazienti.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Prospettive Future nella Ricerca</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">La relazione tra celiachia e canizie rappresenta un campo di ricerca promettente ma ancora poco esplorato. Gli studi futuri potrebbero concentrarsi su:</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">	1.	Identificazione di Biomarcatori: Determinare quali marcatori biologici possono prevedere la comparsa della canizie nei pazienti celiaci.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">	2.	Studi Genetici: Esplorare se ci sono geni comuni che predispongono sia alla celiachia che alla canizie precoce.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">	3.	Interventi Nutrizionali: Valutare l’efficacia di integratori specifici nel prevenire o rallentare la perdita di pigmentazione dei capelli.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">Conclusioni</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">La connessione tra celiachia e canizie è un esempio affascinante di come una malattia sistemica possa avere manifestazioni inaspettate in parti del corpo apparentemente non correlate, come i capelli. Sebbene siano necessari ulteriori studi per comprendere appieno i meccanismi sottostanti, le evidenze attuali suggeriscono che l’infiammazione cronica, lo stress ossidativo e il malassorbimento nutrizionale giocano un ruolo chiave. La consapevolezza di questa relazione può aiutare i pazienti e i medici a prestare maggiore attenzione alla salute dei capelli come indicatore dello stato di salute generale.</span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 10 Jan 2025 21:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[LIEVITI: Intolleranza nascosta? Analizza i sintomi.]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category="><![CDATA[]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div class="imHeading1 imTACenter">Intolleranza ai Lieviti. </div><div class="imHeading2 imTACenter">Una condizione subdola e spesso poco conosciuta</div><div class="imHeading2 imTACenter">che può influire negativamente sulla qualità della vita </div><div><br></div><div class="imHeading3 imTAJustify">L’intolleranza ai lieviti è una condizione poco nota ma sempre più discussa in ambito medico e nutrizionale. Questo disturbo, che rientra nella categoria delle intolleranze alimentari, può causare una vasta gamma di sintomi che spesso confondono pazienti e medici, poiché si sovrappongono a quelli di altre condizioni gastrointestinali, dermatologiche e sistemiche. </div><div><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.antoniobellino.com/images/6.webp"  title="" alt="" width="640" height="427" /><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imHeading2 imTAJustify">A differenza delle allergie alimentari, che coinvolgono una risposta immunitaria immediata, l’intolleranza ai lieviti si manifesta attraverso meccanismi più complessi e ritardati, rendendo la diagnosi e la gestione un compito a volte arduo.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Prima di tutto: cosa sono i Lieviti?</div><div><br></div><div class="imHeading3"><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">I <b>lieviti</b> sono microrganismi unicellulari appartenenti al <b>regno dei funghi</b>. Tra i più noti troviamo il<b> Saccharomyces cerevisiae</b>, comunemente utilizzato nella panificazione e nella produzione di birra e vino e la <b>Candida albicans</b>, che è un commensale naturale dell’organismo umano ma può diventare patogeno in determinate circostanze.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">I lieviti svolgono un ruolo fondamentale in numerosi processi alimentari, grazie alla loro capacità di <b>fermentare zuccheri producendo anidride carbonica e alcol</b>. Tuttavia, in alcune persone, l’esposizione ai lieviti attraverso la dieta o il contatto può innescare reazioni avverse che si manifestano con sintomi variegati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div></div><div class="imHeading2 imTACenter">Allergia vs Intolleranza ai Lieviti</div><div class="imHeading2 imTACenter">Facciamo chiarezza</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Prima di addentrarci nei dettagli dell’intolleranza, è importante distinguere tra allergia e intolleranza ai lieviti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">L'<b>allergia ai Lieviti</b> è una reazione immunitaria mediata da anticorpi IgE, che può causare <b>sintomi immediati</b> come <b>orticaria, gonfiore, difficoltà respiratorie</b> e, nei casi più gravi,<b> shock anafilattico.</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">L' <b>intolleranza ai Lieviti</b> invece <b>non coinvolge il sistema immunitario</b> in modo diretto e si manifesta con <b>sintomi più subdoli e ritardati</b>, spesso correlati a processi di fermentazione e <b>disbiosi intestinale</b>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">L’intolleranza è molto più comune rispetto all’allergia e tende a essere cronica, con episodi di aggravamento legati al consumo di alimenti contenenti lieviti o ai cambiamenti nello stile di vita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">Quali sono i sintomi dell'intolleranza ai Lieviti?</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">L’intolleranza ai lieviti può manifestarsi attraverso una varietà di sintomi che interessano diversi sistemi dell’organismo. I segni più comuni includono:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b>Sintomi Gastrointestinali</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">I disturbi gastrointestinali sono spesso i primi segnali di un’intolleranza ai lieviti. Tra i più frequenti troviamo:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <i><b>Gonfiore addominale e flatulenza</b></i>, spesso associati a una sensazione di pesantezza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <i><b>Diarrea o stitichezza</b></i>, talvolta alternate, simili alla sindrome dell’intestino irritabile (IBS).</span><img class="image-5 fright" src="https://www.antoniobellino.com/images/8.webp"  title="" alt="" width="526" height="351" /></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <i><b>Dolori addominali crampiformi</b></i>, che possono peggiorare dopo i pasti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">-<b><i> Sensazione di pienezza precoce e nausea</i>.</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Questi sintomi sono attribuiti all’aumento della fermentazione intestinale, poiché i lieviti presenti negli alimenti possono alimentare la proliferazione di batteri e funghi nel tratto digestivo.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b>Sintomi Dermatologici</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">La pelle è spesso coinvolta nell’intolleranza ai lieviti, con manifestazioni che includono:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <i><b>Acne,</b></i> soprattutto sul viso, sulla schiena e sul torace.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <b><i>Eczema o dermatite atopica</i>, </b>con prurito e arrossamenti diffusi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <b><i>Orticaria cronica</i>,</b> che si presenta con pomfi e prurito intermittente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <i><b>Infezioni fungine ricorrenti,</b></i> come <b><i>candidosi cutanea e onicomicosi</i></b> (infezioni delle unghie).</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Questi disturbi possono derivare dall’infiammazione sistemica e dalla disbiosi intestinale, che alterano la funzione di barriera della pelle.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b>Sintomi Sistemici</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">L’intolleranza ai lieviti può avere effetti su tutto l’organismo, causando:</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <b><i>Stanchezza cronica e difficoltà di concentrazione</i></b>, noti anche come <b><i>“brain fog”</i></b>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <b><i>Dolori articolari e muscolari </i></b>non specifici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <b><i>Mal di testa o emicrania</i></b>, spesso scatenati dal consumo di cibi fermentati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <b><i>Sensazione di gonfiore generalizzato</i></b>, soprattutto a livello delle mani e dei piedi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><img class="image-4 fleft" src="https://www.antoniobellino.com/images/2_kseo2jdi.webp"  title="" alt="" width="404" height="605" /></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Questi sintomi sistemici sono spesso il risultato di un aumento della permeabilità intestinale (leaky gut) e del rilascio di sostanze infiammatorie nel circolo sanguigno.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b>Alterazioni del Microbiota Intestinale</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">L’intolleranza ai lieviti è strettamente legata a squilibri nel microbiota intestinale. Un’eccessiva crescita di Candida albicans o di altri lieviti può provocare disbiosi, con conseguente alterazione delle normali funzioni digestive e immunitarie.</span></div><div class="imHeading2"><br><div class="imTACenter"><span class="fs28lh1-5">Come si sviluppa l'intolleranza ai Lieviti?</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs28lh1-5">Chi ne soffre di più?</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs28lh1-5"><br></span></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Le cause dell’intolleranza ai lieviti non sono del tutto comprese, ma si ritiene che diversi fattori possano contribuire allo sviluppo del disturbo e colpire di più individui che nella loro storia riportano alcune abitudini come quelle a seguire, ovvero :</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">- <b><i>Dieta Ricca di Zuccheri e Cibi Fermentati</i></b>: Gli zuccheri semplici e gli alimenti fermentati forniscono il terreno ideale per la crescita dei lieviti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><i>- Uso Prolungato di Antibiotici:</i></b> Gli antibiotici possono distruggere i batteri benefici del microbiota intestinale, favorendo la proliferazione di lieviti patogeni.</span><img class="image-6 fleft" src="https://www.antoniobellino.com/images/5_23okdnmv.webp"  title="" alt="" width="640" height="423" /></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><i>- Stress Cronico:</i></b> Lo stress può alterare la funzione immunitaria e favorire la disbiosi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><i>- Malattie Autoimmuni e Immunodeficienze:</i></b> Una ridotta funzione immunitaria può predisporre all’intolleranza ai lieviti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><i>- Predisposizione Genetica:</i></b> Alcune persone potrebbero avere una predisposizione genetica all’intolleranza, che si manifesta attraverso una ridotta capacità di metabolizzare i sottoprodotti dei lieviti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">Come scoprire se si è intolleranti ai Lieviti?</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">La <b>diagnosi</b> di intolleranza ai lieviti <b>può essere complessa</b>, poiché non esistono test standardizzati e i sintomi si sovrappongono a quelli di altre condizioni. Tuttavia, alcune strategie diagnostiche possono aiutare, come : </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><i>- Diario Alimentare:</i></b> Tenere un registro dei cibi consumati e dei sintomi associati può fornire indizi preziosi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><i>- Test di Intolleranza Alimentare ai Lieviti </i></b>: Alcuni laboratori offrono test per rilevare reazioni ritardate ai lieviti, basati sulla misurazione degli anticorpi IgG.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><i>- Test del Microbiota Intestinale:</i></b> L’analisi del microbiota può rivelare un’eventuale sovracrescita di Candida albicans o di altri lieviti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><i>- Dieta di Eliminazione e Reintroduzione:</i></b> Eliminare temporaneamente gli alimenti contenenti lieviti dalla dieta e reintrodurli gradualmente può confermare il sospetto di intolleranza.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">In caso di intolleranza ai lieviti, come ci si comporta, non solo a tavola?</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">La gestione dell’intolleranza ai lieviti si basa su un approccio combinato che include modifiche dietetiche, trattamenti specifici e cambiamenti nello stile di vita.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Innanzitutto va privilegiata una <b>dieta </b>a basso contenuto di Lieviti, consumando cibi freschi e non trasformati, proteine magre, verdure a basso contenuto di amido e grassi sani. La dieta è il vero pilastro del trattamento. Segue in coda alla pagina una lista di alimenti da evitare includono. Fanne buon uso !</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">In secondo luogo è importante l'<b>integrazione</b> con <b>Probiotici</b> e <b>Prebiotici</b> specifici, come ad esempio Lactobacillus e Bifidobacterium, che possono aiutare a riequilibrare il microbiota intestinale, contrastando la crescita dei lieviti patogeni. Anche i prebiotici, come l’inulina e i fruttoligosaccaridi, possono favorire la proliferazione dei batteri benefici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">In alcuni casi, possono essere prescritti farmaci antifungini, come fluconazolo o nistatina, per ridurre la sovracrescita di lieviti nel tratto intestinale. Tuttavia, questi trattamenti devono essere usati con cautela e sotto controllo medico.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Un ruolo molto importante gioca anche la <b>riduzione dello stress</b>. Lo stress cronico infatti può aggravare l’intolleranza ai lieviti! Tecniche di gestione dello stress, come yoga, meditazione e attività fisica regolare, possono contribuire al miglioramento dei sintomi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Attraverso una combinazione di modifiche dietetiche, trattamenti mirati e supporto del microbiota intestinale, è possibile alleviare i sintomi e prevenire le ricadute. Tuttavia, ogni paziente è unico e richiede un approccio personalizzato, che tenga conto delle specificità del proprio organismo e del proprio stile di vita.</span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs19lh1-5 ff1">A seguire una lista di alimenti che ti consiglio vivamente di evitare/ridurre drasticamente qualora ti venga riscontrata una intolleranza ai lieviti.</span></div><div><br></div><div><div class="imHeading2 imTACenter">CATEGORIE DI ALIMENTI DA EVITARE</div><div><br></div><div class="imHeading3"><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Pane e prodotti da forno</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pane comune (con lievito di birra)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Panini confezionati</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pizza e focaccia</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Crackers lievitati</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Torte, muffin e cupcake (lievitati)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Croissant e brioche</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Grissini industriali</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Cornetti farciti</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pancake (con lievito)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Waffle</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Bevande fermentate</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Birra</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Vino (rosso, bianco e spumanti)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Sidro</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Kombucha</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Bevande probiotiche fermentate</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Sake</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Alcolici in genere (con fermentazione)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Formaggi stagionati e fermentati</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Gorgonzola</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Brie</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Camembert</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Roquefort</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Formaggi a crosta fiorita</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Cheddar stagionato</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Parmigiano Reggiano e Grana Padano</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pecorino stagionato</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Provolone</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Stracchino fermentato</i></span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Salumi e carni trasformate</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Salame</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Prosciutto crudo stagionato</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pancetta</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Coppa</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Salsicce fermentate</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Mortadella</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Speck</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Soppressata</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Lonzino stagionato</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Alimenti confezionati e industriali</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Snack salati lievitati</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Biscotti con lievito</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Prodotti precotti con lievito</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pasta sfoglia industriale</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pizze surgelate</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Cibi pronti confezionati con estratti di lievito</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Zuppe pronte con estratti di lievito</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Condimenti con glutammato monosodico</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Dadi da brodo (lievito aggiunto)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Cereali e derivati</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Farina autolievitante</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pasta fresca lievitata (gnocchi industriali)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Crêpes con lievito</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Couscous precotto (con additivi)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Cereali per la colazione (addizionati con lieviti)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Dolci e dessert</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Torte lievitate</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Panettone</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pandoro</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Colomba pasquale</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Ciambelle fritte o al forno (con lievito)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Dolci alla crema con basi lievitate</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Dessert con mascarpone fermentato</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Condimenti e salse</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Aceto di vino</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Aceto balsamico</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Salse a base di soia fermentata</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Senape con aceto</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Ketchup (se contiene aceto)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Salsa barbecue con estratti fermentati</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Maionese industriale (se contiene aceto)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Frutta e verdura fermentata</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Crauti</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Kimchi</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Verdure fermentate (sottaceti con aceto)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Olive in salamoia fermentata</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Frutta essiccata addizionata con conservanti fermentati</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Legumi e derivati fermentati</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Tofu fermentato</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Tempeh</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Miso</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Natto</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Salsa di soia</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Latticini fermentati</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Yogurt</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Kefir</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Latticello</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Latte fermentato probiotico</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Alimenti con lieviti nascosti</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Salse pronte</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Sughi industriali</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Creme spalmabili confezionate</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Prodotti aromatizzati (come patatine)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Zuppe istantanee</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Barrette proteiche o energetiche (se contengono lievito)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Frutta secca e semi</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Frutta secca trattata con conservanti (anidride solforosa)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Semi tostati confezionati con additivi fermentati</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>Carne e pesce conservati</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pesce affumicato (come salmone o aringhe)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Carne essiccata (come bresaola o beef jerky)</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i>Pesce in scatola con estratti di lievito</i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><i><br></i></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b>ATTENZIONE</b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><b><i>Molti alimenti industriali contengono estratti di lievito o lieviti nascosti, quindi è fondamentale leggere attentamente le etichette.</i></b></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div><br></div></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs24lh1-5 ff2"><span><a href="https://www.antoniobellino.com/index.php" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.antoniobellino.com/index.php', null, false)"><b>Home</b></a></span></span></div></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 10 Jan 2025 20:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Litchi ? Un frutto delizioso, ma se acerbo potenzialmente pericoloso]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category="><![CDATA[]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div class="imHeading1"><div class="imTACenter"><span class="fs24lh1-5">Litchi acerbi:? NO, grazie ! &nbsp;</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs24lh1-5">Un frutto delizioso, ma potenzialmente pericoloso.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs24lh1-5"><br></span></div></div><div><div class="imHeading2 imTACenter">I Litchi, anche conosciuti come "Uva del deserto"</div></div><div><br></div><div class="imHeading3"><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Il <b>Litchi (</b><i>Litchi chinensis</i><b>)</b> è un frutto tropicale appartenente alla famiglia delle Sapindaceae. È originario della Cina meridionale, ma oggi viene coltivato in molte regioni tropicali e subtropicali del mondo, inclusi l'<b>India</b>, il <b>Vietnam</b> e alcune zone dell’<b>Africa</b> e delle <b>Americhe</b>.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Quando maturi, i litchi sono una delizia: il loro sapore dolce, leggermente acidulo e la polpa succosa ne fanno una scelta perfetta per dessert, bevande e insalate di frutta. Sono anche ricchi di vitamina C, antiossidanti e potassio. Tuttavia, <b>quando i litchi vengono consumati acerbi</b>, la loro composizione chimica cambia drasticamente, rendendoli <b>potenzialmente pericolosi</b>. </span><span class="fs19lh1-5">Questo problema è stato collegato a gravi episodi di malnutrizione e malattie neurotossiche in alcune regioni del mondo, sollevando l’attenzione di ricercatori e medici.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><img class="image-1" src="https://www.antoniobellino.com/images/Foto-1.webp"  title="" alt="" width="1087" height="724" /><span class="fs19lh1-5"><br></span></div></div><div><span class="fs23lh1-5"><br></span></div><div><div class="imHeading2 imTACenter">Ma... cosa rende i Litchi acerbi potenzialmente pericolosi?</div></div><div><br></div><div class="imHeading3 imTAJustify">I litchi acerbi contengono alte concentrazioni di sostanze naturali chiamate <b>Ipoglicina A</b> e <b>Metilenciclopropilglicina (MCPG)</b>. Questi composti sono stati identificati come responsabili della tossicità neurotossica associata al consumo del frutto non maturo.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">L' Ipoglicina A: Il sabotatore del metabolismo</div><div><br></div><div class="imHeading3 imTAJustify">L’<b>Ipoglicina A</b> è una sostanza presente anche in altri frutti tropicali, come l’<b>ackee</b> (Blighia sapida). Quando ingerita, questa molecola inibisce l’ossidazione degli acidi grassi nei mitocondri, <b>impedendo all’organismo di produrre energia</b>. Il risultato? <b class="imUl">Un drastico calo dei livelli di glucosio nel sangue, una condizione nota come ipoglicemia iperinsulinemica.</b> Nei casi più gravi, questo squilibrio metabolico può portare a convulsioni, coma e persino morte.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">L' MCPG: Un neurotossico subdolo</div><div><br></div><div class="imHeading3"><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">La <b>M</b></span><span class="fs19lh1-5"><b>etilenciclopropilglicina (MCPG)</b></span><span class="fs19lh1-5"> agisce in modo simile all’ipoglicina A, <b>amplificando</b> la <b>crisi ipoglicemica</b>. Studi hanno dimostrato che il consumo di litchi acerbi, soprattutto a stomaco vuoto, aumenta significativamente il rischio di sviluppare sintomi gravi, in particolare nei bambini malnutriti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imHeading2 imTACenter">Un caso storico: l’epidemia di encefalopatia acuta in India</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Uno degli esempi più noti del pericolo dei litchi acerbi è l'epidemia di encefalopatia acuta che ha colpito la regione di Muzaffarpur, in India, negli anni 2014-2015. In questo periodo, <b>centinaia di bambini</b> presentarono sintomi di <b>encefalopatia</b>, tra cui <b>convulsioni</b> e <b>perdita di coscienza</b>, con un <b>tasso di mortalità significativo.</b></span></div><div class="imTAJustify"><img class="image-2" src="https://www.antoniobellino.com/images/foto-5.webp"  title="" alt="" width="1087" height="724" /><span class="fs19lh1-5 ff1"><b><br></b></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Uno studio pubblicato nel 2017 sul <b><i>The Lancet Global Health</i></b> ha identificato il consumo di litchi acerbi come il principale responsabile. I ricercatori hanno scoperto che i bambini malnutriti, che avevano consumato litchi acerbi a <b>stomaco vuoto</b>, presentavano <b>livelli pericolosamente bassi di glucosio nel sangue</b>. Questo effetto era amplificato dalla mancanza di riserve di glicogeno, rendendo il loro organismo incapace di rispondere alla crisi ipoglicemica.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">Altri episodi documentati</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Episodi simili sono stati riportati <b>anche in altre regioni del mondo</b>, tra cui il <b>Vietnam</b> e il <b>Bangladesh</b>. In molti casi, il problema era legato non solo al consumo di litchi acerbi, ma anche alla scarsa consapevolezza dei rischi associati a questo frutto.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">Chi corre i maggiori rischi?</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Sebbene la tossicità dei litchi acerbi possa colpire chiunque, alcuni gruppi di persone sono particolarmente vulnerabili:</span><img class="image-4 fright" src="https://www.antoniobellino.com/images/foto-4.webp"  title="" alt="" width="690" height="460" /></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">I <b>soggetti maggiormente a rischio</b> sono i <b>bambini malnutriti</b>: la combinazione di riserve di glicogeno esaurite e consumo di litchi acerbi è particolarmente pericolosa.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">In secondo luogo le <b>persone a digiuno</b>; mangiare litchi acerbi a stomaco vuoto, infatti, aumenta il rischio di ipoglicemia. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Nonchè individui con disfunzioni metaboliche preesistenti, quali <b>p</b><b>ersone con diabete</b> o <b>problemi di metabolismo lipidico</b> che sono tra i più suscettibili agli effetti della tossicità.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">Perchè invece i Litchi maturi sono sicuri ?</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5 ff1">Quando <b>i litchi maturano</b>, le concentrazioni di ipoglicina A e MCPG <b>diminuiscono drasticamente</b>, rendendoli sicuri per il consumo umano. Inoltre, il contenuto di zuccheri aumenta, fornendo una fonte naturale di energia che contrasta eventuali effetti ipoglicemici. Per questo motivo, è importante consumare solo litchi completamente maturi e ben lavati.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading2 imTACenter">Come consumare i Litchi?</div><div><br></div><div class="imHeading3"><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Per evitare i rischi associati al consumo di litchi acerbi, è fondamentale seguire alcuni saggi consigli, ovvero e</span><span class="fs19lh1-5">vitare il consumo degli stessi a stomaco vuoto; mangiarli infatti insieme ad altri alimenti riduce il rischio di ipoglicemia. </span><span class="fs19lh1-5">Mangiare poi ovviamente litchi ben maturi e assicurarsi che lo siano quando vengono comperati. E' importante pertanto e</span><span class="fs19lh1-5">vitare che i bambini abbiano accesso a litchi acerbi, specialmente in contesti di malnutrizione. In caso di persone affette da diabete valgo</span></div><div class="imTAJustify"><img class="image-5" src="https://www.antoniobellino.com/images/foto-2.webp"  title="" alt="" width="1087" height="729" /><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><br></div></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imTAJustify"><div class="imTACenter"><span class="fs24lh1-5 ff2"><b><a href="https://www.antoniobellino.com/index.php" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.antoniobellino.com/index.php', null, false)">Home</a></b></span></div></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 18:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Rughe ... da zucchero! Il ruolo del collagene ]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category="><![CDATA[]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><div class="imHeading1 imTACenter">Rughe ...da zucchero !</div><div class="imHeading1 imTACenter"> Come gli zuccheri alterano il nostro collagene.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Il dolce prezzo della bellezza, ma non solo...</div><div><br></div><div class="imHeading3 imTAJustify">Siamo tutti attratti dalla dolcezza, che si tratti di un cioccolatino a fine pasto o una torta che rallegri la giornata. Ma il piacere momentaneo che ci regala lo zucchero può lasciare un segno più duraturo sul nostro collagene e la nostra pelle di quanto immaginiamo. Negli ultimi anni, numerosi studi scientifici hanno puntato i riflettori sull'impatto del consumo di zuccheri sulla struttura e sulla funzione del collagene, una delle proteine più importanti del nostro corpo. Ma qual è il legame tra il nostro amore per i dolci e l'invecchiamento della pelle? E, soprattutto, cosa possiamo fare per proteggerci?</div><div><br></div><div class="imTAJustify"><img class="image-3 fleft" src="https://www.antoniobellino.com/images/7.webp"  title="" alt="" width="427" height="640" /><div class="imHeading3 imTAJustify">Per capire questa relazione, dobbiamo prima di tutto addentrarci nel mondo microscopico del collagene, comprendere come lo zucchero interagisce con questa preziosa proteina e analizzare i meccanismi biologici alla base dell’invecchiamento cutaneo. Solo allora potremo apprezzare quanto sia importante fare attenzione alla nostra alimentazione non solo per la salute generale, ma anche per quella della nostra pelle.</div></div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Prima di tutto: a cosa serve il collagene nella nostra pelle?</div><div><br></div><div class="imHeading3"><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Il collagene è una delle proteine più abbondanti del nostro organismo. Costituisce nella pratica circa il 75% del peso secco della pelle e &nbsp;</span>circa il 30% delle proteine totali del corpo <span class="fs19lh1-5">e gioca un ruolo fondamentale nella sua struttura conferendole innanzitutto resistenza e poi, anche elasticità. </span>Esistono diverse tipologie di collagene, ma i tipi I, II e III sono i più comuni nella pelle, con il tipo I che rappresenta circa il 90% del totale. <span class="fs19lh1-5">Il collagene, adottando un paragone molto semplice, &nbsp;è un po' l'equivalente dello scheletro osseo dei viventi. Solo che è molle, per permettere ai tessuti di deformarsi e non essere eccessivamente rigidi ! Immaginiamo quindi &nbsp;il collagene come una vera e propria impalcatura che sostiene la pelle: quando questa impalcatura è integra, la pelle appare soda e tonica; esso </span>conferisce alla pelle proprietà meccaniche essenziali e svolge un ruolo critico nella guarigione delle ferite e nella rigenerazione dei tessuti. Il turnover del collagene è regolato da un equilibrio preciso tra sintesi e degradazione, un processo orchestrato principalmente dai fibroblasti cutanei.<span class="fs19lh1-5"> Quando invece si degrada o viene alterata la sua produzione, questa tonicità si perde... ed ecco che si iniziano a notare le rughe, le zone di lassità ed altri segni del tempo anche a carico di altri distretti. </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Con il passare degli anni, il nostro corpo produce fisiologicamnete meno collagene; è un processo naturale che si intensifica soprattutto dopo i 30 anni. Questo fenomeno è poi ulteriormente accelerato da fattori esterni come l’esposizione al sole, l’inquinamento e ... non si direbbe... &nbsp;sì, proprio dallo zucchero! </span></div></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Come fa lo zucchero ad alterare il collagene ? </div><div><br></div><div class="imHeading3">Per comprendere come lo zucchero possa influenzare il collagene, dobbiamo entrare nel cuore del metabolismo cellulare. Quando consumiamo zucchero – sia esso sotto forma di glucosio o fruttosio – questo viene metabolizzato per fornire energia alle cellule. Tuttavia, una parte dello zucchero in eccesso può legarsi spontaneamente alle proteine del nostro corpo, inclusi il collagene e l’elastina, attraverso un processo chiamato <b>glicazione non enzimatica</b>.<br>La glicazione porta alla formazione dei cosiddetti <b>prodotti avanzati di glicazione</b>, noti come <b>AGE</b> <i>(Advanced Glycation End-products).</i> </div><div><br></div><div class="imHeading3">Questo processo si verifica passando per tre step: </div><div><div class="imHeading3">1) Fase iniziale: Gli zuccheri reagiscono con i gruppi amminici liberi delle proteine, formando basi di Schiff.<br>2) Fase intermedia: Le basi di Schiff si trasformano in intermedi instabili chiamati prodotti di Amadori.<br>3) <b>Fase finale</b>: I prodotti di Amadori subiscono ulteriori modificazioni chimiche, dando origine agli <b>AGE.</b></div></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.antoniobellino.com/images/4.1.001.webp"  title="" alt="" width="1080" height="1400" /><span class="fs23lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading3">Gli AGE alterano irreversibilmente le proprietà fisico-chimiche delle proteine a cui si legano nonchè la struttura e la funzione del collagene, rendendolomeno solubile, &nbsp;<b>rigido e meno elastico</b><span class="fs19lh1-5">. Inoltre, questi prodotti sono resistenti alla degradazione naturale enzimatica che normalmente il nostro corpo mette in atto, </span><b>accumulandosi così nel tempo</b><span class="fs19lh1-5"> e contribuendo all’invecchiamento cutaneo e non solo. Essi infatti colpiscono molti altri distretti del corpo </span><i>( di cui parleremo in altri articoli ).</i></div><div class="imHeading3">Uno studio pubblicato sul <b><i>Journal of Clinical Endocrinology &amp; Metabolism</i></b> ha dimostrato che i livelli di AGE sono significativamente più alti nelle persone con un consumo elevato di zuccheri, e che ciò si riflette in una pelle meno elastica e più segnata da rughe.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Quali altri danni gli AGE possono provocare alla pelle ?</div><div><br></div><div class="imHeading3">Gli <b>AGE</b> non solo compromettono la struttura del collagene, ma attivano anche un’<b>infiammazione cronica</b> di basso grado <b>nella pelle</b>. Questa condizione, nota come <b>inflammaging</b>, accelera ulteriormente il degrado delle proteine cutanee! Inoltre, gli AGE interagiscono con specifici recettori presenti nelle cellule della pelle (chiamati <b>RAGE</b>, Receptor for Advanced Glycation End-products), innescando segnali che portano ad uno stress ossidativo.<br>In pratica, un <b>eccesso di zucchero nella dieta</b> non solo <b>danneggia il collagene direttamente</b>, ma crea anche un ambiente cutaneo <b>pro-infiammatorio e ossidante</b>, che accelera i segni dell'invecchiamento.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Quali prove abbiamo di concreto ?</div><div><br></div><div class="imHeading3">La scienza supporta fortemente il collegamento tra il consumo di zuccheri e l’invecchiamento della pelle. <img class="image-2 fleft" src="https://www.antoniobellino.com/images/3.webp"  title="" alt="" width="446" height="669" /><br></div><div class="imHeading3">Tra i molti studi, per citarne solo qualche esempio, uno condotto nel 2018 e pubblicato su <span class="fs19lh1-5"><b>Dermato-Endocrinology</b> ha analizzato l’impatto della glicazione sul collagene cutaneo in diversi gruppi di età. I ricercatori hanno scoperto che, <b>nei soggetti con diete ad alto contenuto di zuccheri semplici</b>, i livelli di <b>AGE</b> erano <b>significativamente più alti</b>, con una correlazione diretta tra l’aumento di questi composti e la <b>perdita di elasticità della pelle.</b></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div class="imHeading3">Un'altra ricerca pubblicata su <span class="fs19lh1-5"><b>Nature</b> ha esplorato come i livelli di glucosio influenzino direttamente <b>l'attività dei fibroblasti</b>, le cellule responsabili della produzione di collagene. Quando esposti a un ambiente ricco di zucchero, i fibroblasti mostrano una riduzione della loro capacità di sintetizzare nuovo collagene, aggravando ulteriormente il danno causato dagli AGE.</span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.antoniobellino.com/images/5.webp"  title="" alt="" width="640" height="640" /><span class="fs19lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Come difendere il nostro collagene?</div><div><br></div><div class="imHeading3">Fortunatamente, ci sono diverse strategie per ridurre l’impatto dello zucchero sul collagene e preservare la salute della pelle: innanzitutto, &nbsp;<b>ridurre il consumo di zuccheri semplici</b>, quali glucosio, fruttosio, galattosio, saccarosio, lattosio, maltosio e così via. Pertanto evitare ad esempio cibi e bevande zuccherate è il primo passo. Sono quindi da <b>preferire carboidrati complessi</b>, come quelli contenuti in cereali integrali, legumi e verdure, &nbsp;che possono aiutare a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue.<br>Valutare poi di introdurre nella dieta un buon <b>pool di antiossidanti</b> tra cui Vitamina C, Polifenoli o Vitamina E solo per citarne qualcuno, in modo da contrastare lo stress ossidativo indotto dagli AGE. Alimenti ricchi di antiossidanti includono frutti di bosco, agrumi, tè verde e noci.<img class="image-4 fright" src="https://www.antoniobellino.com/images/1.webp"  title="" alt="" width="427" height="640" /> Adottare inoltre una <b>corretta routine cosmetica</b> con prodotti che contrastino i danni da AGE. La stessa applicazione regolare di protezione solare riduce l’effetto negativo dei raggi UV, che potenziano il danno da glicazione.<br>	Non ultimo ricorrere a <b>procedure mirate di medicina estetica</b> che possano stimolare la produzione di collagene e migliorare l’aspetto della pelle invecchiata.</div><div><br></div><div class="imHeading2 imTACenter">Quindi ... come comportarsi ?</div><div><br></div><div class="imHeading3">Il legame tra zucchero e collagene ci ricorda quanto sia importante fare scelte alimentari consapevoli, non solo per la nostra salute interna ma anche per la bellezza esteriore. Ridurre il consumo di zuccheri non significa eliminare il piacere dalla nostra dieta, ma <b>trovare un equilibrio</b> che permetta di godere dei benefici di una pelle giovane e sana nel lungo termine.</div><div><br></div><div class="imHeading3"><b>Ogni volta che ci concediamo un dolce, vale la pena ricordare che la bellezza non viene solo da ciò che mettiamo sul viso, ma anche da ciò che mettiamo nel piatto. Investire in una dieta equilibrata e in una routine di cura della pelle mirata è il modo migliore per preservare il nostro collagene e sfidare il tempo, un sorriso (senza zucchero!) alla volta.</b></div><div><br></div><div><br></div><div class="imHeading1 imTACenter"><a href="https://www.antoniobellino.com/index.php" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.antoniobellino.com/index.php', null, false)">Home</a></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 14:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=> Squalano e cosmesi: cosa è? Usi e proprietà ]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_estetica"><![CDATA[Medicina estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005"><div class="imHeading1">SQUALENE, SQUALANO E UN PO' DI STORIA</div><div class="imTACenter"><span class="fs20lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imHeading3">Lo <b>SQUALENE </b>è una molecola che il nostro corpo utilizza per creare il colesterolo e gli ormoni steroidei. Volendo addentrarsi in un discorso un po' più “chimico”, esso è un terpene, un tipo di sostanza prodotto anche dalle piante e che conferisce ad ognuna di esse un caratteristico odore. Nelle formulazioni cosmetiche lo si trova con il nome di <b>SQUALANO.</b> Questo perché lo <b>SQUALENE</b> ha una struttura molecolare instabile e per stabilizzarlo viene “idrogenato” diventando appunto <b>SQUALANO</b>. &nbsp;<img class="image-0" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-3696960.webp"  title="" alt="" width="739" height="510" /></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imHeading3">Si chiama così in quanto è contenuto in alte quantità nell’olio di fegato di squalo, ma esso è riscontrabile appunto anche nell’olio di oliva, nell’olio di girasole, nell’ amaranto, nelle arachidi, nella crusca, nelle germe di grano e così via. </div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1"><img class="image-1" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-4847972.webp"  title="" alt="" width="368" height="368" /><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imHeading3">E’ un componente estruso dal nostro corpo attraverso il sebo, di cui è uno dei principali costituenti (il terzo in ordine di importanza, costituendone in quantità circa il 13 % dello stesso). Il suo scopo è quello di creare una pellicola che impedisca l’evaporazione dell’acqua contribuendo così a mantenere integro il film idro-lipidico della pelle, una barriera fatta di acqua e grassi che tutela la cute sottostante.<br>Si ritiene che lo stesso squalene per la sua struttura molecolare, abbia anche proprietà protettive contro il cancro in quanto capace di assorbire su di sè le radiazioni solari e di combattere la formazione di radicali liberi. </div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1"><img class="image-2" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-486963.webp"  title="" alt="" width="493" height="328" /><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imHeading3">Essendo un forte immunostimolante, inoltre è utilizzato dalle case farmaceutiche anche nella formulazione dei vaccini. <br>Attualmente sono ancora in corso studi in merito alle sue proprietà preventive e terapeutiche per problemi di diversa origine e l’industria nutraceutica e farmacologica oltre al mondo della cosmesi ne studiano di continuo proprietà e possibili indicazioni.<br>Fu agli inizi del secolo scorso, grazie alla scoperta delle sue proprietà ad uso topico, &nbsp;che iniziò ad essere utilizzato per prodotti di questo tipo. E proprio in quel periodo la fonte principale di approvigionamento era purtroppo costituita…dagli squali. Un massacro ittico in nome di prodotti ad uso cosmetico.<br><img class="image-3" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-2983615.webp"  title="" alt="" width="760" height="506" /><br>Con il tempo tuttavia, per la tutela della fauna marina, ci si è concentrati su altre fonti di estrazione ed attualmente esso è di estrazione vegetale. L’olio di oliva ne è particolarmente ricco. Le case farmaceutiche dichiarano di estrarlo dai vegetali anche se il costo per tale procedura è di circa il 30 % in più e sarebbe più semplice estrarlo dagli animali.</div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1"><img class="image-4" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-968657.webp"  title="" alt="" width="473" height="315" /><br></span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imHeading1 imTACenter">INCI </div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imHeading3"><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Ma una domanda sorge spontanea: se la molecola può avere lo stesso nome sia che venga estratta dagli animali marini sia che venga estratta dagli olii e dalle piante </span><span class="fs19lh1-5">come è possibile</span><span class="fs19lh1-5"> quindi dall’INCI, ovvero dalla formulazione di un cosmetico o di un prodotto topico, </span><span class="fs19lh1-5">comprenderne l’effettiva origine</span><span class="fs19lh1-5">? Putroppo </span><span class="fs19lh1-5">non è possibile</span><span class="fs19lh1-5"> se trovo il termine </span><span class="fs19lh1-5">“Squalane”</span><span class="fs19lh1-5"> (o in altre lingue Escualano o Squalan o Squalano).</span></div> <div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Il termine </span><span class="fs19lh1-5">Phytosqualane</span><span class="fs19lh1-5"> (</span><span class="fs19lh1-5">fitosqualano</span><span class="fs19lh1-5">) quando riportato, indica invece appunto la provenienza vegetale. Altri termini si riferiscono invece a squalani di origine sintetica e sono </span><span class="fs19lh1-5">Hydrogenated Polyisobutene, Polyisoprene</span><span class="fs19lh1-5"> </span><span class="fs19lh1-5">o ad esempio</span><span class="fs19lh1-5"> </span><span class="ff1"><span class="fs16lh1-5">Hexaisoprene.</span></span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Creme per il corpo, olii e detergenti per i bambini, creme idratanti, creme antiaging, creme dopo-sole, creme con protezioni solari, creme per la notte, creme per contorno occhi &nbsp;e così via hanno questo ingrediente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Anche la stessa </span><span class="fs19lh1-5">definizione vegan, bio o green</span><span class="fs19lh1-5"> riportata su alcuni cosmetici, </span><span class="fs19lh1-5">non è affatto un sinonimo scontato che ne certificata la provenienza</span><span class="fs19lh1-5">. I controlli al riguardo, come spiegato da diverse autorità e personaggi del settore, non sempre sono così frequenti e rigidi. Ed anche i canali di commercializzazione e di vendita secondari contribuiscono ad allentare certe prese. Quanto conta è piuttosto la storia, l’affidabilità e la serietà del singolo produttore. Un problema serio è dato dal fatto che una buona parte delle aziende che lavorano questo prodotto si affacciano sul Pacifico Occidentale, sull’Atlantico Orientale e del Sud e sull’ Oceano Indiano, lì dove spesso le filiere di produzione e lavorazione non sono soggette a stretti controlli.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Le </span><span class="fs19lh1-5">biotecnologie</span><span class="fs19lh1-5">, grazie a degli studi condotti in Italia, sono riuscite comunque a sviluppare nel corso degli ultimi anni dei </span><span class="fs19lh1-5">processi di produzione</span><span class="fs19lh1-5"> che ne permettono l’estrazione anche</span><span class="fs19lh1-5"> dalla canna da zucchero</span><span class="fs19lh1-5">, in modo da economizzarne sempre di più il suo ottenimento, avendo alte rese e bassi impatti ambientali.</span></div> <div class="imTAJustify"><span class="fs19lh1-5">Già l’uso dell’olio di oliva per l’estrazione dello stesso è passato in secondo piano, puntando sui </span><span class="fs19lh1-5">semi di girasole</span><span class="fs19lh1-5">, pianta che fa parte di &nbsp;agricolture intensive e presenti tutto l’anno.</span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><img class="image-5" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-1213766.webp"  title="" alt="" width="760" height="506" /><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imHeading3">Nel 2008 la stessa Europa ha vietato la pesca in profondità degli squali, ma questo non tiene sempre alla larga le cattive intenzioni dei pescatori di frodo. &nbsp;</div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imHeading1 imTACenter">USI E PROPRIETA' dello SQUALENE</div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imHeading3">Ma nello specifico: che proprietà ha?<ul><li>Innanzitutto è un ottimo emolliente, in quanto va a ricostituire il film lipidico della pelle, imprigionando acqua nella stessa. Questo renderà la pelle più morbida ed elastica, tutelandola dalla disidratazione.</li></ul><ul><li>E’ oleoso, ma non untuoso. E’ leggero e mai pesante. Dopo la sua applicazione la pelle lo assorbe restando setosa al tatto, luminosa ed asciutta e non unta. Questo è uno dei motivi che ha spinto nel tempo le persone ad un uso sempre più massivo dello stesso.</li></ul><ul><li>Ha una rapida velocità di assorbimento e di penetrazione cutanea.</li></ul><ul><li>Crea un effetto di pelle “levigata”.</li></ul><ul><li>Esso quindi ha una buona “sensorialità” ed è altamente biocompatibile, quindi ben &nbsp;&nbsp;accettato della nostra pelle, infatti è anche un</li></ul><ul><li>Lenitivo. Viene adoperato per la formulazione di prodotti per pelli sensibili e con tendenza alle irritazioni e da alcuni studi si è scorto che tendendo sotto controllo le molecole dell’infiammazione aiuta anche per la</li></ul><ul><li>Guarigione delle ferite, permettendone una rapida cicatrizzazione</li></ul><ul><li>Non è comedogenico e viene usato anche in sostituzione alla paraffina</li></ul><ul><li>Ha una spiccata azione antiradicalica ed antiossidante per la sua capacità di non lipoperossidarsi facilmente, cioè di non produrre radicali ed addirittura di fare da spazzino e di rimuoverli quando questi si formano. Quindi è un prodotto AntiAging.</li></ul><ul><li>E’ &nbsp;un protettore cutaneo anche contro le aggressioni patogene esterne.</li></ul><ul><li>E’ un veicolo per trasportare più velocemente nella cute altre sostanze, migliorando cioè le proprietà di assorbimento di alcuni principi contenuti nelle creme.</li></ul><ul><li>Dona ai capelli attraverso gli shampoo leggerezza, morbidezza e lucentezza.</li></ul><ul><li>Aiuta contro i danni da radiazioni UV</li></ul><ul><li>Ha una buona capacità dispersiva per i pigmenti e le polvernui contete nei make-up</li></ul></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imHeading3">E’ possibile trovarlo in percentuali più consistenti nelle creme da notte anti aging sia per viso che per contorno occhi e nelle formulazioni dopo-sole, come anche in quelle per protezione solare. </div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">© 2020, Behind Aesthetica – Dr. A. Bellino</span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 ff1"><i>Alcune fonti bibliografiche di approfondimento</i></span></div><div class="imTALeft"> &nbsp;<span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1"><span class="cf1">Biological importance and applications of <b>squalene</b> and squalane. </span>Kim SK, Karadeniz F. Adv Food Nutr Res. 2012;65:223-33. doi: 10.1016/B978-0-12-416003-3.00014-7.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1">[Biological action and clinical application of shark liver oil].</span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1">Lewkowicz N, Lewkowicz P, Kurnatowska A, Tchórzewski H. Pol Merkur Lekarski. 2006 May;20(119):598-601.</span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 cf1 ff1">Vaccine adjuvants: Understanding the structure and mechanism of adjuvanticity.</span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1">Shi S, Zhu H, Xia X, Liang Z, Ma X, Sun B. Vaccine. 2019 May 27;37(24):3167-3178. doi: 10.1016/j.vaccine.2019.04.055. Epub 2019 Apr 29.</span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1"><b><span class="cf1">Squalene</span></b><span class="cf1">: potential chemopreventive agent</span></span><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div class="imTALeft"><span class="fs16lh1-5 ff1">Smith TJ. Expert Opin Investig Drugs. 2000 Aug;9(8):1841-8. doi: 10.1517/13543784.9.8.1841.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div><span class="fs16lh1-5 ff1"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 13:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=>Sali del Mar Morto: perchè tanto pubblicizzati? ]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_AntiAging_-_Medicina_Estetica"><![CDATA[Medicina AntiAging - Medicina Estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_a90qttae"><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>SALI DEL MAR MORTO : PERCHE' SE NE PARLA TANTO?</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class=""><br></span></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="">I </span><b class="">Sali del Mar Morto</b><span class=""> appartengono alla categoria dei </span><b class=""><i>“Sali da Bagno”</i></b><span class="">, ovvero sali che possono essere utilizzati da soli o in combinazione con altri principi &nbsp;(contenuti in essenze, olii o veicoli diversi ) i quali nella maggior parte dei casi servono a rendere semplicemente più gradita e sensualmente appagante l’esperienza terapeutica mirata data dai sali nella loro forma pura che, diversamente, si presenterebbero in una buona parte dei casi incolori ed inodori.</span></span></div><div class="imTAJustify"><img class="image-3" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-5542388.webp"  title="" alt="" width="752" height="501" /><br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Diversi sono i sali utilizzati a tal proposito, tra cui l’<b>Epsomite</b> (conosciuto come<i><b> Sale Inglese</b></i> o <i><b>Sale di Magnesio</b></i>) che spicca tra i migliori sali ad uso benefico, in particolare come miorilassante e decontratturante. E’ consigliato inoltre soprattutto ai diabetici per l’azione da esso estrinsecata sull’insulina.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Segue il <b><i>Sale Rosa dell’Himalaya</i></b>, la cui caratteristica è la purezza con cui viene commercializzato e la presenza di elevate quantità di ioni e minerali di derivazione chimica diversa (tra questi l’ossido di ferro che gli conferisce il caratteristico colore). Date le sue proprietà è conosciuto anche come “Oro Bianco”. Per gli elementi contenuti e per la varie modalità con cui l’uomo ne viene a contatto può sortire effetti benefici che vanno dalla stabilizzazione del tono dell’umore e del sonno alla risoluzione di crampi muscolari, di problemi respiratori, renali etc. Approfondiremo eventualmente in un'altra sezione, proprio questo sale. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Ritroviamo ancora il <b>Sale Marino Integrale</b>, ottenuto direttamente per evaporazione di acqua marina e caratterizzato da alti tenori di cloruri, solfati, bromuri e carbonati. Oltre ad una buona quantità di altri microelementi come fosforo, azoto, stronzio, boro, silice, fluoro etc. Ad esso, in virtù della sua formulazione, sono attribuite spiccate proprietà drenanti. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Vi sono poi diverse combinazioni e derivazioni commerciali costituite da varie percentuali di sali di base, diversamente miscelate.</span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><span class="">Ma possono essere utilizzati anche sali molto semplici. </span><span class="">Lo stesso </span><b class="">Bicarbonato di Sodio</b><span class="">, presente in ogni cucina, può fungere all’occorrenza da “Sale da Bagno”. O il C</span><b class="">itrato di Sodio</b><span class=""> o il comune C</span><b class="">loruro di Sodio</b><span class="">. Ognuno con proprietà ed effetti diversi. Spesso preparati in casa, vedono in molte formulazioni l’aggiunta di glicerina che dona alla pelle morbidezza ed elasticità.</span></span></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Ma indubbiamente i sali più conosciuti e più nominati dalla maggior parte della popolazione sono <b>quelli del Mar Morto. </b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div class="imTACenter"><b class="fs16lh1-5 cf1">PERCHE'?</b></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Esso, situato nel vicino Oriente a 400 metri sotto il livello del mare, tradotto letteralmente in ebraico significa <i><b>“Mare del Sale”</b></i>. Sullo stesso distretto geografico, alla luce degli studi in corso, aleggiano seri timori che in un futuro non lontanissimo esso possa sparire del tutto. </span></div><div class="imTACenter"><img class="image-1" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-4514577.webp"  title="" alt="" width="752" height="501" /><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">La caratteristica di questi sali è la loro peculiare composizione chimica che ben si sposa con le esigenze dettate dagli stili di vita – spesso errati - della generazione attuale. Sono infatti tra i sali che possiedono il più alto contenuto in <b>Magnesio e Potassio</b>. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">E dando uno sguardo alla tavola periodica degli elementi non risulta difficile comprenderne le proprietà. Sono elementi piccoli che concentrano attorno a se in virtù di diametro e diverse altre caratteristiche di distribuzione di carica chimica elettrica, &nbsp;una <b>gran forza attrattiva verso le molecole di acqua e non solo</b>. <b>Inoltre hanno il vantaggio di penetrare</b> più facilmente ed in profondità a livello tissutale. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sia diluiti in acqua a concentrazioni variabili ( ottimali sono quelle elevate che si avvicinino al bacino naturale di provenienza; tanto elevate da riuscire a non far affondare i corpi!), sia immessi in fanghi o altri veicoli, sia in particolare per contatto diretto dei sali puri col corpo, opportunamente preparato ed adagiato in vasche saline dedicate ed &nbsp;equipaggiate ad hoc (queste ultime di non comunissima reperibilità), proprio per le proprietà sopra descritte estrinsecheranno in primis una <b>azione esterna osmoticamente attiva, ovvero attrattiva, di “richiamo, allontanamento e dislocazione di liquidi”</b>. &nbsp;</span></div><div class="imTARight"><div class="imTALeft"><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-4517732.webp"  title="" alt="" width="752" height="462" /><br></div><div class="imTAJustify"> <span class="fs14lh1-5"><span class="">Il che si traduce (</span><i class=""><b> <u>da sottolineare: sempre in relazione alle modalità di uso ed alle corrette indicazioni poste!</u></b></i><span class="">) in uno spiccato effetto drenante e con esso detossinante, con conseguente allontanamento di scorie metaboliche tissutali accumulate per via orale o anche inalatoria nonché di molecole implicate nell’infiammazione acuta o cronica. Ne deriva una tonificazione del sistema veno-linfatico, con miglioramento di stati edematosi traumatici e non, infiammatori e non. Coadiuvante in stati di ritenzione idrica ( in particolare in quei soggetti geneticamente predisposti ), di cellulite, di edemi posturali di gamba, non solo aiutano a mantenere un fisico tendenzialmente asciutto nel tempo ma in parte a svolgere una azione antiaging mirata ed a mantenere “giovani” certi tessuti, contrapponendosi alle sollecitazioni chimiche e fisiche che gli stili di vita attuali spesso impongono. &nbsp;</span></span></div></div></div><div><span class="fs14lh1-5">Effetti che si ripercuotono inoltre in maniera più o meno diretta su cute ( ben conosciuto è il suo uso in protocolli terapeutici anti-psoriasici e non), derma , sistema cardio-circolatorio, muscoli ed articolazioni ( apprezzabile la risoluzione di stati contratturali o tensori) , capelli, unghie, nonché a livello fisiologico sistemico e non ultimo umorale. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs14lh1-5">Effetti derivanti sia da una “funzione fisica” più o meno diretta sul distretto trattato, ma anche da reazioni biochimiche secondarie ed accessorie, con azioni anche a livello metabolico.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">A seconda della granulometria infine offerta dal mercato questo sale entra a far parte a testa alta - con le sue diverse indicazioni all’ utilizzo - dell’ambito della medicina del benessere e della prevenzione. </span></div><div><span class="fs14lh1-5"> &nbsp;</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">© 2020, Behind AESTHETICA , Dr. Antonio Bellino</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5"><img class="image-2" src="https://www.antoniobellino.com/images/Sale-granul.webp"  title="" alt="" width="281" height="209" /></span><br></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 17:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=>PEFS = CELLULITE . Uno sguardo d'insieme]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. A. Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_estetica"><![CDATA[Medicina estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_xywam5a4"><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5 cf1"><b>COSA E' LA CELLULITE?</b></span></div><div><span class="fs16lh1-5">La PEFS o comunemente chiamata cellulite, si manifesta con cute definita a buccia d’arancia, dove però l’inestetismo in sé stesso è solo “uno” degli aspetti più peculiari di questa patologia. Le cause vanno ricercate in uno strato ben più profondo rispetto alla cute, ovvero nell’ipoderma (un tessuto prevalentemente adiposo posto al di sotto del derma).</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Qualsiasi sia la causa iniziale, l’eziologia vera e propria della cellulite è il danno al microcircolo veno-linfatico.</span></div><div><img class="image-0" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-273151.webp"  title="" alt="" width="752" height="501" /><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">Come nasce la “cellulite”:</b></div><div><span class="fs16lh1-5">Il termine PEFS è un acronimo scientifico che sta per “Panniculopatia Edemato Fibro Sclerotica”<b>, </b>ovvero un processo degenerativo del sottocute causato da una ipertrofia (aumento di volume) delle cellule adipose a cui segue una “micro-angiopatia distrettuale”, ossia un cattivo funzionamento del microcircolo veno-linfatico che nei primi tempi determina ritenzione di liquidi e tossine derivate dal proprio metabolismo.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Ne deriva allora una progressiva stasi circolatoria dovuta all’ insufficiente drenaggio di quel liquido che si accumula tra le varie cellule, chiamato liquido interstiziale.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Questa situazione di cattivo drenaggio favorisce nel tempo l’accumulo in loco di cataboliti cellulari i quali a loro volta “richiameranno” ulteriori liquidi per essere “diluiti” e questo autoalimenterà ulteriormente la ritenzione idrica.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Gli adipociti in tale ambiente sovvertito si aggregheranno tra di loro formando allora dei veri e propri noduli di grasso palpabili sulla pelle, i quali con il loro ingombro porteranno sempre più sofferenza al distretto vascolare locale. Il che si traduce non solo in una sofferenza veno-linfatica ma anche dei capillari che non riusciranno più a portare ossigeno e principi nutritivi. Si arriverà quindi alla fibrosi ed alla sclerosi delle fibre di collagene e del derma stesso delineando appunto una degenerazione “fibrosclerotica”.</span></div><div><img class="image-1" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-1853291.webp"  title="" alt="" width="752" height="501" /><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Il che condurrà sia ad un blocco metabolico locale con conseguente abbassamento della temperatura in situ, sia ad una sofferenza nervosa che verrà avvertita come “dolore”. &nbsp;</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Si comprende pertanto la complessità dei meccanismi che stanno alla base di tale problema.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">Quali e quante sono le cause :</b></div><div><span class="fs16lh1-5">Sono molte e diverse. Per questo sarebbe più corretto parlare in ordine di : diatesi, concause e cause.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">- La<i> diatesi</i> , fattore primario, è semplicemente la predisposizione individuale di ogni paziente ad esserne colpita; nel caso della cellulite è rappresentata da razza bianca, sesso femminile per presenza di ormoni ed eredità familiare &nbsp;(i disturbi del microcircolo e veno-linfatici sono di natura familiare)</span></div><div><span class="fs16lh1-5">- La <i>concausa</i> è invece un elemento che sommato alla causa vera e propria ne aggrava la progressione. Sono concause importanti il fumo, lo stress, la gravidanza, la stipsi, la postura scorretta, l’abbigliamento costrittivo, l’immobilizzazione, i tacchi alti oltre i 5 cm, una muscolatura ipotonica, la sedentarietà con dimagrimento eccessivo e scarsa attività fisica, una dieta scorretta con molti carboidrati, grassi e sale, calze troppo strette al polpaccio o alla coscia, l’assunzione di estroprogestinici cronici, una scorretta attività sportiva.</span></div><div><img class="image-2" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-69124.webp"  title="" alt="" width="752" height="501" /><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">- Le <i>cause</i> invece possono essere di natura vascolare (come l’insufficienza venosa agli arti inferiori), di natura endocrina correlate ad esempio ad ovaio o tiroide nonché metaboliche come nel diabete o nelle dislipidemie</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">Come la paziente può riconoscere i vari stadi:</b></div><div><span class="fs16lh1-5">L’evoluzione del quadro patologico contempla alterazioni che seguono gli stadi sotto riportati, con cui la paziente può anche “allenarsi” a ravvedere la sua situazione:</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div></div><div> </div><div><span class="fs16lh1-5">I. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<b>Primo stadio</b> (<i>stadio edematoso</i>): Stato reversibile. La paziente presenta edema con conseguente cute tesa ed elastica. Si avverte un senso di pesantezza alle gambe. Comprimendo la cute non restano impronte. La pelle perde elasticità ed è molto adesa ai tessuti sottostanti; non vi è ancora insorgenza di dolenzia. E’ difficile riconoscerla semplicemente ad occhio nudo. &nbsp;</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">II. &nbsp;&nbsp;<b>Secondo stadio</b> (<i>stadio fibroso</i>): la cute si presenta pallida, dal colore spento, con aree ipo-termiche e di alterata sensibilità. La pelle si arrossa se viene compressa ed inizia ad assumere un aspetto a buccia di arancia per la gemmazione delle micronodulazioni. Spesso sono<b> </b>presenti teleangectasie. Non vi sono ancora reperti visibili molto evidenti.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">III. &nbsp;<b>Terzo stadio</b> (<i>stadio fibro-sclerotico</i>): è caratteristica la presenza dei micro-noduli a buccia di arancia con compromissione di ossigenazione e scambi metabolici. La palpazione della zona arreca fastidio, con dolore alla manovra del pinzamento.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">IV. &nbsp;<b>Quarto stadio</b> (<i>stadio sclerotico</i>): è lo <b>stadio irreversibile</b>. Sono visibili i macronoduli. La cute appare allora “a materasso”. I noduli sono dolenti al tatto. Sono visibili i capillari dilatati, con eventuali ematomi; la superficie cutanea appare non levigata, fredda al tatto e dolente anche ad una modica pressione. Se compressa lascia una depressione che scompare dopo vari secondi. &nbsp;</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">In chi si manifesta:</b></div><div><span class="fs16lh1-5">La cellulite si manifesta nell’80% - 90% delle donne di razza bianca nella loro età fertile, cioè a partire dall’adolescenza (gli estrogeni infatti determinano ritenzione idrica e deposito di grasso in determinati distretti corporei), con accumuli localizzati su cosce, fianchi e glutei.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Può manifestarsi sia in donne obese che in donne magre. E’ molto rara nei maschi. E’ poco frequente nei soggetti di razza nera, sebbene l’adozione della dieta occidentale ha delineato nel tempo una incidenza quasi pari a quella della razza bianca.</span></div><div><img class="image-3" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-1937138.webp"  title="" alt="" width="752" height="964" /><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">L’inquadramento diagnostico:</b></div><div><span class="fs16lh1-5">Il problema viene approcciato innanzitutto attraverso una attenta anamnesi delle abitudini della paziente, indagando quindi il profilo nutrizionale, metabolico ed ormonale della stessa.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Si ricorrerà quindi allo studio della vascolarizzazione del distretto pertinente nonché di quella del relativo tessuto adiposo attraverso ecografia ed eco-color-doppler mirati. La progressione verrà quindi delineata sulla scorta di un esame plicometrico nonché posturologico, con integrazione di termografia e/o teletermografia.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><b class="fs16lh1-5">Come si cura:</b></div><div><span class="fs16lh1-5">Ogni stadio ha bisogno della sua terapia.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Tenendo ben presente che un corretto stile di vita (alimentare, sportivo, lavorativo etc.) sia sempre da impostare come base di inizio per ogni percorso terapeutico.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">I presupposti per dei risultati sintomatologici ed estetici soddisfacenti sono fondamentalmente il cercare di riattivare il microcircolo artero-linfo-venoso ormai sofferente, rinforzarlo, drenare i liquidi accumulati ed evitarne un nuovo accumulo, “sgonfiare” gli adipociti e dare la possibilità al tessuto di riorganizzarsi in meglio dal punto di vista strutturale e metabolico.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div> </div><div><ul><li><b class="fs16lh1-5"><i class="fs16lh1-5">Trattamenti topici</i></b><br></li></ul></div><div class="imTACenter"><span class="fs16lh1-5">Tendenzialmente i <i>trattamenti topici</i> pubblicizzati attraverso creme o affini raramente sono efficaci; più che altro migliorano la cute per la loro formulazione cosmetica. &nbsp;Al massimo alcune formulazioni drenanti possono essere indicate e dare discreti risultati solo nelle primissime fasi.</span><img class="image-4" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-1461397.webp"  title="" alt="" width="752" height="501" /></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div> </div><div><ul><li><i class="fs16lh1-5"><b class="fs16lh1-5">Integratori</b></i><br></li></ul></div><div><span class="fs16lh1-5">Gli stessi <i>integratori alimentari</i> tanto pubblicizzati vanno usati in modo adeguato e ben definito. Sono ad esempio consigliati il <b>Mirtillo</b> che agendo contro i radicali da accumulo, &nbsp;rinforza anche il sistema venoso ; la <b>Centella Asiatica</b> che ridona tono ed elasticità al connettivo ed evita anche essa i radicali; <b>l'Olio Algale</b> che limita invece l'accumulo di trigliceridi negli adipociti prevenendone l’ipertrofia o anche il <b>Fucus</b> &nbsp;che invece ne favorisce lo smaltimento. Giocano un ruolo importante anche le acque che si bevono a tavola.</span></div><div class="imTACenter"><img class="image-5" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-3069032.webp"  title="" alt="" width="752" height="501" /><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><ul><li><b class="fs16lh1-5"><i class="fs16lh1-5">Trattamenti Lipolitici</i></b><br></li></ul></div><div><span class="fs16lh1-5">Si prendono inoltre in esame i trattamenti lipolitici, volti cioè a ridurre la componente adiposa. Possono essere <i>generali</i> o <i>locali</i>.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Quelli <i>generali</i> sono<b> </b>volti ad aumentare il consumo calorico con l'attività fisica e a diminuire l'introito calorico con una dieta adeguata; si basano su alimentazione e attività fisica; vengono al riguardo articolati ed embricati schemi di dietoterapia, idropinoterapia, e determinati integratori , nonché determinati esercizi fisici.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Quelli <i>locali</i> invece si focalizzano sulle aree da trattare e sono a seconda dell’indicazione: l’intradermoterapia ( o mesoterapia), la terapia sottocutanea con fosfatidilcolina, la ionoforesi, l’ elettro-lipolisi, la carbossi-terapia, l’ossigeno-ozono terapia, le onde ultrasoniche, le onde elettrocaustiche, la radio frequenza mono e bipolare, i trattamenti fisici, la pressoterapia, il linfodrenaggio manuale, la liposcultura , la liposuzione.</span></div><div class="imTACenter"><img class="image-6" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-5432591.webp"  title="" alt="" width="752" height="501" /><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><i class="fs16lh1-5"><b>- Trattamenti per il Microcircolo</b> &nbsp;</i></div><div><span class="fs16lh1-5">Sono trattamenti volti a ripristinare un valido supporto microcircolatorio e si basano sull’uso per via sistemica o locale di farmaci vasoattivi o antiedemigeni, su pratiche di masso/fisiokinesiterapiche (linfodrenaggio, elettro-stimolazione, attività fisica), Pressoterapia, Endermologia (agisce su connettivo e di conseguenza sul linfatico) , Crenoterapia (percorsi vascolari, idro-massaggio, ginnastica in acqua)</span></div><div class="imTACenter"><img class="image-7" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-2133286.webp"  title="" alt="" width="752" height="501" /><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">© 2020, Behind AESTHETICA - Dr. Antonio Bellino</span><br></div><div> </div><div></div><div class="imTACenter"><br></div><div></div><div><span class="fs14lh1-5"> </span></div><div></div><div><span class="fs14lh1-5"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 05 Sep 2020 20:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=> Le scadenze dei cosmetici]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. A. Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_estetica"><![CDATA[Medicina estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_iebgjore"><div></div><div class="imTACenter"><span class="fs20lh1-5 cf1"><b>Conservanti, Parabeni e scadenze dei prodotti</b></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><img class="image-0" src="https://www.antoniobellino.com/images/pao-scadenza-creme-cosmetiche.webp"  title="" alt="" width="447" height="320" /><br></div><div><span class="fs16lh1-5"> La data di scadenza indicata su una confezione definisce di solito un intervallo di tempo entro il quale si garantisce l'efficacia del prodotto acquistato. Quando si apre una confezione, dal momento in cui la sostanza viene esposta alla luce, all'aria, all'umidità o alla stessa contaminazione esterna delle mani inizia la sua rapida degradazione con proliferazione microbica e perdita delle proprietà del prodotto. Questo è particolarmente vero per creme a base di retinolo, di vitamina C o di Idrochinone che sono molecole particolarmente instabili. In questo casi, il viraggio verso un colore marrone o verso la cristallizzazione del prodotto ( come quando presente la &nbsp;vitamina C ) sono segnali che devono indurre a gettare via la sostanza. </span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><img class="image-1" src="https://www.antoniobellino.com/images/large-407025.webp"  title="" alt="" width="752" height="484" /><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Per mantenere un prodotto efficace più a lungo possibile è sempre bene conservarlo in un luogo asciutto ed al buio, evitando di usare le dita per prenderne dal contenitore. E’ sempre saggio scegliere confezioni che evitino il prelievo del prodotto secondo la modalità suddetta; se questo non è possibile è consigliabile aiutarsi per il prelievo con un applicatore tipo cotton fioc, ovatta o garza. </span></div><div><span class="fs16lh1-5">Normalmente per permettere al prodotto di durare quanto più a lungo possibile vengono usati diversi conservanti. </span></div><div><span class="fs16lh1-5">Tra questi vi sono i parabeni il cui uso è tuttavia ancora controverso.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">Dopo varie notizie riportate dai media in merito alla possibilità di effetti nocivi e cancerogeni da parte degli stessi, molte sono le aziende che ne hanno vietato l'uso all'interno dei loro prodotti.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"> Secondo il Regolamento 1223/2009, quelli considerati sicuri secondo le concentrazioni prescritte dalla legge sono</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><ul><li><span class="fs16lh1-5">BUTYLPARABEN</span></li><li><span class="fs16lh1-5">METHYLPARABEN</span></li><li><span class="fs16lh1-5">PROPYLPARABEN</span></li><li><span class="fs16lh1-5">ETHYLPARABEN</span></li></ul></div><div></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">La somma dei parabeni utilizzati può al massimo avere una concentrazione dell’ 0,8%.</span></div><div><span class="fs16lh1-5">In particolare METHYLPARABEN e ETHYLPARABEN possono essere presenti fino ad un massimo di 0,4%.</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">In mancanza di nuovi dati di sicurezza per il consumatore, è invece vietato l’uso dei conservanti elencati di seguito :</span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span><ul><li><span class="fs16lh1-5">ISOPROPYLPARABEN<br></span></li><li><span class="fs16lh1-5">BENZYLPARABEN</span></li><li><span class="fs16lh1-5">PENTYLPARABEN</span></li><li><span class="fs16lh1-5">PHENYLPARABEN</span></li><li><span class="fs16lh1-5">ISOBUTYLPARABEN &nbsp;</span></li></ul></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs16lh1-5">Altri conservanti altrettanto sicuri di efficaci &nbsp;sono il fenossietanolo, il sorbato di potassio nonchè lo iodopropinil-butilcarbammato. </span></div><div><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs14lh1-5">© 2020, Behind AESTHETICA - Dr. Antonio Bellino</span><span class="fs16lh1-5"><br></span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 03 Sep 2020 19:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=> La Radiofrequenza, ovvero la "Diatermia". ]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. A. Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_estetica"><![CDATA[Medicina estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_x38sv2q0"><div><b><span class="fs12lh1-5">Cosa è la Radiofrequenza elettromedicale?</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5">La Radiofrequenza, termine erroneamente inflazionato in quanto designa in sè solo una semplice entità della fisica ( la Radiofrequenza, appunto) &nbsp;è alla base di quell' approccio terapeutico medicale più correttamente definito "Diatermia", ovvero , tradotto letteralmente: "Calore Attraverso ".</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La Diatermia è una metodica che ci permette di veicolare quantità di calore desiderate in determinati distretti corporei ed a determinate profondità evitando le zone soprastanti che altrimenti, onde permettere al tessuto sottostante di riscaldarsi a dovere, si ustionerebbero!</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">E' quindi una metodica che, volendola riassumere in un concetto semplicissimo, permette di trasferire e guidare il calore in determinate zone ed a determinate profondità , bypassandone altre per evitarne l'ustione.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs12lh1-5">Come agisce la Diatermia ?</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5">Attaverso l'erogazione di radioonde emesse a determinate "radiofrequenze". Da qui, il nome con cui la metodica è conosciuta. &nbsp;</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Le Radioonde a seconda della modalità e dei manipoli di erogazione possono sortire diversi effetti. Ecco allora che si parlerà di Diatermia (o</span><span class="fs12lh1-5"> </span><i><span class="fs12lh1-5">Radiofrequenza)</span></i><span class="fs12lh1-5"> </span><span class="fs12lh1-5">monopolare, bipolare , frazionata etc.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">L'effetto delle Radioonde si estrinsecherà a livello tissutale a seconda delle modalità di esecuzione della terapia, &nbsp;in vari modi: contrazione delle fibre collagene, deposizione di nuove, miglioramento della funzione microcircolatoria, aumento del metabolismo degli accumuli adiposi, allontanamento delle scorie ossidative tissutali, &nbsp;riduzione degli stati edematosi, riduzione di produzione del sebo cutaneo, rilassamento muscolare etc.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs12lh1-5">Come si esegue?</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5">Applicando determinati manipoli a contatto con la cute , con creme specifiche e secondo deteminati protocolli terapeutici procedurali. Non si usano aghi nè iniettivi nè anestesia. Indolore o più o meno fastidiosa a seconda dei casi; non lascia segni se non arrossamenti localizzati nella zona di esecuzione che regrediscono entro breve. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs12lh1-5">Per quali distretti è indicata?</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5">Viso, corpo, addome, contorno occhi, solchi naso-genieni, &nbsp;zigomi, &nbsp;fronte, mento, collo, &nbsp;braccia, interno ed esterno coscia, &nbsp;glutei, addome e ginocchio.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs12lh1-5">Che risultati noto nella pratica?</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5">Attenuazione rughe con effetto liftante, &nbsp;riduzione accumuli adiposi, riduzione/attenuazione inestetismi cellulite, miglioramento della circolazione con attenuazione dei sintomi da "gambe pesanti", ringiovanimento cutaneo, attenuzione effetto lucido cutaneo, riduzione degli sfoghi da acne, rimodellamento silhouette corporea, detensione stati contrattuali muscolari, risoluzione algie osteo-articolari, etc.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs12lh1-5">In quanto tempo noto i risultati?</span></b></div><div><span class="fs12lh1-5">Dipende dal protocollo a cui è indirizzata la paziente.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Si ha comunque nell'immediato periodo post-procedurale un visibile effetto di &nbsp;"Facial Tightening" dato dalla reattività immediata delle fibre collagene all'effetto delle radioonde. Ovvero un effetto immediato liftante con attenuazione di rughe e solchi.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Nelle settimane e nei mesi seguenti l'effetto benefico continua poi ad estrinsecarsi sia su adipe (in caso di corpo e gambe) che su fibre collagene con riassorbimento dell'uno e deposizione di nuove fibre dell'altro.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Per questo il trattamento con Radioonde va intesao come una "ginnastica" tissutale a cui sottoporre periodicamente i distretti interessati, onde permetterne l'estrinsecarsi dell'effetto terapeutico soprattutto sul lungo termine , dando il tempo fisiologico ai tessuti di riorganizzarsi.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">In linea di massima si contemplano pacchetti da 12 sedute delle quali 8 con cadenza settimanale, 2 a cadenza bi-settimanale e 2 a cadenza mensile.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ovviamente il numero e le modalità delle sedute verranno cucite su misura di paziente.</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Dott. A. Bellino</span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 17:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=> Dolcificante Stevia: cosa è in breve? Un po' di chiarezza]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_AntiAging_-_Medicina_Estetica"><![CDATA[Medicina AntiAging - Medicina Estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_5jq0ed79"><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5">La stevia è una piccola pianta originaria del Sud America. Ne esistono circa 150 differenti specie, ma solo quella nota come “rebaudiana” è &nbsp;utilizzata per estrarne un edulcorante con potere 3 volte superiore a quella del comune saccarosio. Essa è “Acalorica”, con una sana caratteristica : quella di disabituare l’individuo dall’utilizzo del saccarosio. E’ pertanto indicata in particolar modo per i soggetti diabetici o individui in restrizione calorica.</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5">Tali proprietà sono da ricondurre ai seguenti principi attivi :</span></div><div><br></div><div> &nbsp;</div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5">- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Stevioside </span></div><div> &nbsp;</div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5">- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Dulcoside A</span></div><div> &nbsp;</div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5">- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Rebaudioside A</span></div><div> &nbsp;</div><div><!--[if !supportLists]--><span class="fs11lh1-5">- &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<!--[endif]-->Rebaudioside C</span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5"> </span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5">Dopo anni di dispute relative alla sicurezza sul suo uso, secondo la successiva normativa Reg. UE N. 1131/2011 ( <span class="cf1">vedi allegato </span>) , non vengono segnalate al momento controindicazaioni; tuttavia si consiglia di mantenersi al di sotto dei 4 mg/die onde evitare ipotensione o ipoglicemia. </span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5">Il Regolamento inserisce la <b><i>Stevia Rebaudiana Bert.</i></b> come <strong><span class="">pianta utilizzabile per l’estrazione di dolcificanti ipocalorici naturali</span></strong><span class=""> e ne stabilsce le modalità di impiego dell’estratto delle foglie e i limiti di utilizzo. L’utilizzo della pianta come infuso invece, non è ancora stato ammesso.</span></span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5"> </span></div><div> &nbsp;<span class="fs11lh1-5"><span class="">In prodotti dietetici è indicata come </span><b><span class="">E960</span></b><span class="">: sigla che identifica appunto i principi attivi sopra riportati. </span></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 11:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=> Olio di Argan, anche conosciuto come olio marocchino]]></title>
			<author><![CDATA[Dr. Antonio Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_AntiAging_-_Medicina_Estetica"><![CDATA[Medicina AntiAging - Medicina Estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_jt0zakru"><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1 ff1">L'</span><b><span class="cf1 ff1">olio di argan</span></b><span class="cf1 ff1"> conosciuto anche come olio marocchino - nella leggenda il segreto della bellezza delle donne del Marocco - è estratto dai semi della </span><i><span class="cf2 ff1">Argania spinosa</span></i><span class="cf1 ff1">, nel sud del Marocco, in una foresta conosciuta come “Foresta di Argan”. E’ utilizzato in ambito alimentare ( per condimento o da spalmare) , medico ( consumi regolari sembrano correlabili ad una diminuita incidenza di </span><span class="cf2 ff1">neoplasie</span><span class="cf1 ff1"> del colon-retto, della </span><span class="cf2 ff1">prostata</span><span class="cf1 ff1">, del </span><span class="cf2 ff1">seno</span><span class="cf1 ff1">, del </span><span class="cf2 ff1">pancreas</span><span class="cf1 ff1">, dell'</span><span class="cf2 ff1">endometrio</span><span class="cf1 ff1"> ) ed anche cosmetico (come emolliente ed elasticizzante della pelle, irrobustente per unghie e capelli)</span></span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5 cf1 ff1">Nella sua forma pura e’ composto in massima parte ( 99%) da acidi grassi (in massima parte rappresentati da: acido oleico, acido linoelico, acido palmitico, staerico con percentuali minori di altri acidi grassi ) ed in minor misura (1%) da carotene, tocoferolo, steroli, xantofilline ed acidi triterpenici. Come tutti gli oli vegetali è facilmente adulterabile. Per pelli, capelli e unghie, la frazione più chiara è quella di gran lunga più utilizzata.</span></div><div><br></div><div class="imTAJustify">[image:image-1]<br></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1 ff1">Utilizzato per le sue proprietà idratanti ed </span><span class="cf2 ff1">antiossidanti</span><span class="cf1 ff1"> per la cura di pelle ( perfetta l’idratazione antiossidante con inibizione delle metalloproteasi dopo lo stress subito dalla pelle durante o dopo il periodo estivo. </span><i><span class="cf1 ff1">NB: resta ben inteso che da solo non sortisce effetto barriera UV come una protezione solare studiata allo scopo</span></i><span class="cf1 ff1"> </span><span class="cf1 ff1">) o capelli ( attenua il capello elettrizzato e le “doppie punte”), lo si ritrova in etichetta con denominazione INCI:</span><span class="cf1 ff1"> </span><i><u><span class="cf1 ff1">argania spinosa kernel oil</span></u></i><i></i></span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1 ff1">La frazione utilizzata per le pelli grasse ( utile anche per la forfora) è riportata in INCI come:</span><span class="cf1 ff1"> </span><i><u><span class="cf1 ff1">argania spinosa fruit unsaponifiables</span></u></i><i><u><span class="cf1 ff1">.</span></u></i></span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5"><i><u><span class="cf1 ff1">ozonized argan oil</span></u></i><span class="cf1 ff1"> </span><span class="cf1 ff1">ed </span><i><u><span class="cf1 ff1">hydrogenated argania spinosa kernel oil</span></u></i><span class="cf1 ff1"> </span><span class="cf1 ff1">, indicano invece la forma idrogenata o ozonizzata dell'olio, meno usate</span></span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1 ff1">Il sapone prodotto con tale olio si individua nell’ INCI come</span><span class="cf1 ff1"> </span><i><u><span class="cf1 ff1">sodium arganate</span></u></i><i><u><span class="cf1 ff1">.</span></u></i></span></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1 ff1">Un altro suo derivati con azione co-emulsionante e co-tensioattiva è indicato in INCI come </span><em><u><span class="cf1 ff1">Argan oil polyglyceryn 6-esters</span></u></em><span class="cf1 ff1"> ed è in particolar modo utilizzato in shampoo, balsami e maschere per capelli.</span><br><span class="cf1 ff1"> </span><!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br><span class="cf1 ff1"> </span><!--[endif]--><i></i></span></div><div> &nbsp;</div><div class="imTACenter"><span class="fs11lh1-5"><span class="cf1 ff1"> </span></span></div><div> &nbsp;</div><div><!--[if gte vml 1]><v:shapetype id="_x0000_t75" coordsize="21600,21600" &nbsp;o:spt="75" o:preferrelative="t" path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" filled="f" &nbsp;stroked="f"> &nbsp;<v:stroke joinclass=""></v:stroke> &nbsp;<v:formulas> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum @0 1 0"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum 0 0 @1"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @2 1 2"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @3 21600 pixelWidth"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @3 21600 pixelHeight"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum @0 0 1"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @6 1 2"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @7 21600 pixelWidth"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum @8 21600 0"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @7 21600 pixelHeight"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum @10 21600 0"></v:f> &nbsp;</v:formulas> &nbsp;<v:path o:extrusionok="f" gradientshapeok="t" o:connecttype="rect"></v:path> &nbsp;<o:lock v:ext="edit" aspectratio="t"></o:lock> </v:shapetype><v:shape id="Immagine_x0020_1" o:spid="_x0000_i1025" type="#_x0000_t75" &nbsp;style='width:220.5pt;height:116.25pt;visibility:visible;mso-wrap-style:square'> &nbsp;<v:imagedata src="file:///C:/Users/DrAnt/AppData/Local/Temp/msohtmlclip1/01/clip_image001.png" &nbsp;&nbsp;o:title="" croptop="25233f" cropbottom="13142f" cropleft="5026f" cropright="31536f"></v:imagedata> </v:shape><![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]--></div><div> &nbsp;</div><div><span class="fs11lh1-5 ff1">E’ sempre ovvio tenere in considerazione che le proprietà e la qualità del prodotto acquistato , seppur contenenti olio di Argan, variano in virtù del resto della composizione e delle relative percentuali dei componenti immessi</span></div><div></div><!--[if gte vml 1]><v:shapetype &nbsp;id="_x0000_t75" coordsize="21600,21600" o:spt="75" o:preferrelative="t" &nbsp;path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" filled="f" stroked="f"> &nbsp;<v:stroke joinclass=""></v:stroke> &nbsp;<v:formulas> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum @0 1 0"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum 0 0 @1"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @2 1 2"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @3 21600 pixelWidth"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @3 21600 pixelHeight"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum @0 0 1"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @6 1 2"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @7 21600 pixelWidth"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum @8 21600 0"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="prod @7 21600 pixelHeight"></v:f> &nbsp;&nbsp;<v:f eqn="sum @10 21600 0"></v:f> &nbsp;</v:formulas> &nbsp;<v:path o:extrusionok="f" gradientshapeok="t" o:connecttype="rect"></v:path> &nbsp;<o:lock v:ext="edit" aspectratio="t"></o:lock> </v:shapetype><v:shape id="Immagine_x0020_1" o:spid="_x0000_i1025" type="#_x0000_t75" &nbsp;style='width:220.5pt;height:116.25pt;visibility:visible;mso-wrap-style:square'> &nbsp;<v:imagedata src="file:///C:/Users/DrAnt/AppData/Local/Temp/msohtmlclip1/01/clip_image001.png" &nbsp;&nbsp;o:title="" croptop="25233f" cropbottom="13142f" cropleft="5026f" cropright="31536f"></v:imagedata> </v:shape><![endif]--><!--[if !vml]--><!--[endif]--></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 13:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=> La Vitamina Antistress]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. A. Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_AntiAging_-_Medicina_Estetica"><![CDATA[Medicina AntiAging - Medicina Estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_gdw8al3i"><div></div><div class="imTACenter"><span class="fs18lh1-5"><b>La vitamina antistress</b></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs18lh1-5"><b><br></b></span></div><div class="imTACenter">[image:image-0]<span class="fs18lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs11lh1-5">E’ poco conosciuta e fa parte delle vitamine del gruppo B. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Il tessuto muscolare umano ne contiene circa il doppio rispetto a quello di altri animali &nbsp;ed è un elemento che gioca un ruolo essenziale nell' utilizzazione delle sostanze nutritive, nonché nella produzione di energia da parte delle cellule. Insieme alla piridossina ed all'acido folico è fondamentale per la creazione di anticorpi. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Anche se scoperto ormai nel lontano 1933 da Roger Williams poca attenzione è stata posta su ciò che provoca la sua mancanza. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Il suo nome , Acido Pantotenico deriva da “pantos” termine greco che significa “ovunque” in quanto si trova in tutte le cellule viventi. Essendo quindi presente un po' in tutti gli alimenti si è sempre pensato che la carenza di questa vitamina fosse davvero molto rara. Tuttavia nei cibi industrializzati odierni, per le modalità con cui essi vengono manipolati ed in combinazione con alcune diete può essere difficile raggiungere una assunzione giornaliera adeguata dello stesso.</span></div><div><span class="fs11lh1-5">In alcuni gruppi di studio, si è notato che privando totalmente gli individui di acido pantotenico essi andavo incontro ad astenia e desiderio continuo di dormire durante il giorno con perdita di appetito e concomitante stitichezza . Gli stessi individui dopo un mese di sospensione di assunzione di tale vitamina iniziavano a diventare litigiosi, insoddisfatti e depressi, con spossatezza e continue infezioni respiratorie. Seguiva quindi anche una riduzione degli enzimi deputati alla digestione fino ad arrivare a bruciori localizzati a livello delle estremità degli arti. </span></div><div><br></div><div><span class="fs11lh1-5">L'acido pantotenico è &nbsp;definita la “vitamina antistress” in quanto ne hanno bisogno le ghiandole surrenali e il sistema immunitario per lavorare in modo ottimale. Si sa che le ghiandole surrenali proteggono da ogni sorta di stress sia fisici che mentali e che dosi orali di pantotenato di calcio aiutano le persone ad affrontare lunghi periodi di stress con meno sofferenze e minor spreco di energie. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">La stessa carenza di acido pantotenico si correla ad una maggiore presenza di artrite, di disturbi reumatoidi nonchè di disturbi gastrointestinali. </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Ciò è dovuto al fatto che senza l'acido pantotenico non riesce ad essere prodotta l'acetilcolina, una molecola fondamentale che utilizzata dalle terminazioni nervose per trasmettere messaggi. Ne consegue una alterata funzionalità dal punto di vista intestinale, motorio, secretorio e cerebrale. Essa svolge la sua massima funzionalità quando abbinata ad altre vitamine del complesso B. Le fonti più preziose di acido pantotenico sono frattaglie come cuore, fegato e cervello nonchè la farina di soia, i semi di sesamo e i semi di girasole. La maggior parte delle verdure e quasi tutti i frutti contengono pochissimo acido pantotenico. La quantità da assumere varia dai 5 ai 10 mg al giorno. </span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 19:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=> Cosa è l'Acido Jaluronico]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. A. Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_estetica"><![CDATA[Medicina estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_yc20sjgv"><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs11lh1-5">Cosa è l’Acido Jaluronico?</span></b></div><div><span class="fs11lh1-5">L'Acido Jaluronico, scoperto nel 1930, è una “macromolecola” prodotta fisiologicamente dal nostro corpo. È costituita da una ripetizione continua di unità di n-acetylglucosamina e di acido glucuronico, due sostanze che le permettono di assumere una struttura tridimensionale reticolare in cui restano imbrigliate molecole di acqua ed altri nutrienti, nonché di funzionare da filtro per alcune sostanze tossiche.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTACenter">[image:image-0]<br></div><div><span class="fs11lh1-5">La sua funzione è quindi quella di assorbire e trattenere acqua e di liberarla poi in base ai bisogni, dando più o meno turgore al tessuto connettivo in cui è contenuta, il quale in virtù di questo risulterà più o meno pronto a sorreggere urti, traumi cronici da pressione ed ad idratare o lubrificare secondo il giusto grado determinate strutture come ad esempio le articolazioni o l’occhio. &nbsp;</span><br></div><div><br></div><div><b><span class="fs11lh1-5">Dove si trova?</span></b></div><div><span class="fs11lh1-5">Nel nostro corpo esso viene prodotto da cellule chiamate fibroblasti ed è normalmente rappresentato nell’ umor vitreo dell'occhio, nella cartilagine, nella pelle, nel liquido sinoviale, nei tendini, nel cordone ombelicale o nelle pareti di arterie di grosso calibro come l'aorta.</span></div><div><span class="fs11lh1-5">Esso inoltre esplica anche un’azione anti-infiammatoria e cicatrizzante in presenza di tessuti danneggiati.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Tuttavia con il trascorrere del tempo la sua produzione fisiologica e le quantità presenti nel corpo tendono a diminuire ed è questo il motivo per cui i tessuti in cui è contenuto perdono la loro elasticità come le stesse articolazioni o la pelle che andando incontro a perdita di turgore manifesterà ben presto la formazione delle temutissime “rughe”.</span></div><div><br></div><div><b><span class="fs11lh1-5">L’Acido Jaluronico di sintesi</span></b></div><div><span class="fs11lh1-5">L’acido ialuronico che viene prodotto industrialmente un tempo veniva ricavato dalle creste di gallo, oggigiorno invece esso si ottiene dalla produzione di selezionate colture batteriche.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Trova impiego sia nella medicina estetica tramite fillers che aiutano a rivolumizzare ed idratare selezionate aree corporee (mani, volto, labbra etc.), nonché in oftalmologia per la produzione di lacrime artificiali, per la guarigione di tessuti lesionati ed infiammati o per lubrificare le articolazioni grazie a veicolazione con iniezioni locali.</span></div><div></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><b><span class="fs11lh1-5">L’Acido Jaluronico delle formulazioni cosmetiche: cosa c’è di vero negli slogan?</span></b></div><div><span class="fs11lh1-5">In ambito cosmetologico il termine “Acido Jaluronico” risulta ormai inflazionato. Dai prodotti per la cura della pelle a quelli per il make-up è sponsorizzato al apri di un “elisir per l’eterna giovinezza”, in virtù delle sue proprietà idratanti e filmogene che donano alla pelle un “mascheramento” parziale delle rughe sottili e non un vero e proprio riempimento della stessa.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Cerchiamo di capirne il perché e quanto c’è di vero negli sponsor che vediamo.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Innanzitutto, come detto poco sopra l’Acido Jaluronico è una “macromolecola”. Ossia, in termini semplici è così grande da riuscire a permeare con estrema difficoltà tutto lo spessore della barriera cutanea. Una volta spalmato sulla pelle esso tende ad arrestarsi nello strato dell’epidermide arrivando solo con estrema difficoltà e lentezza nelle profondità del derma (il derma è lo strato cutaneo su cui poggia l’epidermide ed al livello del quale si “forma” la ruga). La ruga, infatti, viene “spianata” solo ripristinando l’impalcatura ed il turgore del derma su cui poggia l’epidermide. Risulta pertanto ovvio che eliminare una ruga “alla radice” ed in modo immediato con tali creme è fisicamente improbabile. Motivo per cui onde accelerarne l’assorbimento vengono utilizzate le pratiche iniettive a livello dermico più o meno profonde (i famosi filler).</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Pertanto, l’Acido Jaluronico come tale, nell’ambito delle formulazioni cosmetiche, non può essere mai immesso sia perché poco solubile sia perché molto ingombrante a livello molecolare. Si ricorre allora a procedimenti chimici quali la salificazione o la depolimerizzazione dell’Acido Jaluronico stesso.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Riprova di questo ne è la semplice lettura degli ingredienti contenuti in suddette creme (INCI).</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Tra essi infatti non si ritrova come ci si aspetterebbe l’ingrediente designato col termine “Hyaluronic Acid” bensì:</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">- Sodium Hyaluronate</span><span class="fs11lh1-5"> </span><i><span class="fs11lh1-5">(o</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">sodio jaluronato).</span></i></div><div><span class="fs11lh1-5">oppure</span></div><div><em><span class="fs11lh1-5">-</span></em><i><span class="fs11lh1-5"> </span></i><span class="fs11lh1-5">Hydrolyzed Hyaluronic Acid</span><strong><span class="fs11lh1-5"> </span></strong><i><span class="fs11lh1-5">(o acido jaluronico</span></i><i><span class="fs11lh1-5"> </span></i><em><span class="fs11lh1-5">idrolizzato)</span></em><span class="fs11lh1-5">.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Queste due sostanze, che sortiscono effetti differenti, non sono la stessa cosa dell’Acido Jaluronico.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div><span class="fs11lh1-5">Il</span><span class="fs11lh1-5"> </span><i><span class="fs11lh1-5">Sodium Hyaluronate</span></i><span class="fs11lh1-5">, è la forma salificata che viene di solito riportata con i suoi diversi pesi molecolari.</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">Questa sostanza ha la capacità di creare sulla cute un “film”, ovvero una “pellicola” molecolare che impedisce l’evaporazione dell’acqua trans-epidermica, imprigionando quindi l’acqua “sulla cute”. Più il peso molecolare è basso e più la molecola, essendo più piccola, penetra in profondità nello strato corneo dell’epidermide ed idrata di meno.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">L’imprigionamento di acqua a livello epidermico determina un rigonfiamento solo dello strato coneocitario. Il derma, la parte profonda di cute dove “nasce” la ruga, non viene affatto interessato.</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">In tal modo, semplicemente, le rughe più sottili vengono “rigonfiate di acqua” in superficie ma non dalla profondità. Il “solco rugoso” persisterà mascherato al di sotto, nel derma. Tale ingrediente tra l’altro è molto più economico rispetto al “vero” Acido Jaluronico.</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">Se non altro ha buone proprietà idratanti.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">L’</span><i><span class="fs11lh1-5">Hydrolyzed Hyaluronic Acid</span></i><span class="fs11lh1-5">, invece, è un derivato che in virtù della reazione chimica a cui viene sottoposto (idrolisi) risulta molto più solubile e piccolo rispetto all’Acido Jaluronico da cui proviene. Esso è comunque un idratante dello strato superficiale. Recentemente lo stesso viene formulato immesso all’interno di liposomi per raggiungere maggiori profondità di penetrazione.</span><span class="fs11lh1-5"> </span></div><div><br></div><div><span class="fs11lh1-5">Fuorvianti poi sono ancor di più quelle etichette che descrivono l’ammontare delle concentrazioni di Acido Jaluronico intorno al 25%, 50 % o più.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Lo stesso Acido Jaluronico Idrolizzato tendenzialmente non si ritrova in concentrazioni maggiori all’1%.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Il Sodio Jaluronato invece, già intorno al 20 %, ha una consistenza solida tale da non riuscire ad essere applicato nemmeno sotto forma di gel.</span><span class="fs11lh1-5"> </span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div><span class="fs11lh1-5">Onde sortire un buon effetto di attenuazione / mascheramento delle rughe sottili, col fine di mantenere sempre idratata la cute, le applicazioni di tali creme devono essere ripetute anche più volte durante la giornata. Ma nonostante questo i risultati sono diversi nei vari pazienti. Varie influenze entrano in gioco, quali stile di vita, abitudini alimentari, fumo ed altro.</span></div><div><br></div><div><span class="fs11lh1-5">Ma forse il concetto su cui bisogna più soffermarsi, se il fine perseguito è quello di eliminare le rughe sottili è il risvolto economico e pratico sul lungo termine rispetto ad un filler o ad una biostimolazione che vanno invece a soddisfare e nutrire le esigenza del derma in modo più mirato, veloce e profondo.</span><span class="fs11lh1-5"> </span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 19:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=> La Tricotillomania]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. A. Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Trichiatria"><![CDATA[Trichiatria]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_cb617j22"><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTACenter"><b><span class="fs12lh1-5">Tricotillomania</span></b></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTACenter"><b></b></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs11lh1-5">Cosa è e come si manifesta?</span></b></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Il termine comparve per la prma volta nel 1889 per merito del dott. Fran</span><span class="fs11lh1-5">ç</span><span class="fs11lh1-5">ois Henri Hallopeau, un dermatologo francese.</span></div><div><span class="fs11lh1-5">La Tricotillomania è un disturbo del comportamento in cui ricorre con elevata frequenza l’impulso a strappare capelli o peli, propri o anche altrui (hair pulling trick), arrecando un particolare tipo di alopecia da trazione che si estende su aree più o meno ampie, ben documentabile anche con un semplice esame tricoscopico ( il moncone del capello o del pelo residuo presenta dopo il trauma una caratteristica morfologia). Dopo l’atto dello strappo i soggetti possono comportarsi in maniera diversa: alcuni buttano via i cappelli, altri li selezionano in base al colore o alla lunghezza, altri li appolottolano, altri li nascondono nelle tasche o li frammentano con i denti fino ad ingerirli ( tricofagia)</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">E se il tirarsi le ciglia, le sopracciglia, i peli pubici o delle gambe sembra associarsi a sindromi nevrotiche, strappare invece i capelli tende ad essere un tratto distintivo di disturbi su base schizoide.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Tale pratica può essere finalizzata inoltre con o senza l’ausilio di pinzette.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs11lh1-5">Quali sono le cause?</span></b></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Il comportamento si manifesta con frequenza più elevata già da bambini o</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">adolescenti, insorgendo come una ricorrente tendenza compulsiva a toccare i capelli, lisciarli, tirarli, arrotolarli tra le dita o anche a portarli alla bocca in momenti di assortimento (mentre si guarda la tv, si ascolta musica, si legge, si riflette o fissandosi allo specchio).</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Riuscendo ad approcciare i pazienti in una età che permettesse uno studio psicologico maturo ed approfondito, molti studi hanno evinto nei casi affetti tensioni psichiche, “rejecting” o conflittualità non risolte con una delle figure genitrici* (onde ottenere maggiori dimostrazioni affettive</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">), sentimenti di sfiducia o desideri inconsci di autopunizione per mancanza di auto-stima; tutti elementi che si è visto spingere i soggetti ad una sorta di aggressività repressa che implode</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5">in modo inconsapevole</span></b><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">su sé stessi e che si rende più manifesta come tale in individui predisposti ad una certa inflessibilità psicologica caratteriale, volta a voler contenere impulsi ed emozioni negative.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><i><span class="fs11lh1-5">*</span></i><i><span class="fs11lh1-5">A tal proposito già in passato ( 1953) D.W.Winnicot spiegava come essendo i capelli elementi morbidi e facili da raggiungere, constituissero un oggetto auto-erotico di transizione tali da riuscire a proiettare e riprodurre nella mente del paziente affetto quasi un contatto con la madre, la sua pelle, i suoi indumenti, talvolta anche in senso masochisistico.</span><span class="fs11lh1-5"> </span></i><span class="fs11lh1-5">Nei bimbi più piccoli ad esempio una strategia terapeutica efficace potrebbe essere fornire ad essi come giochi,</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5">oggetti di lana pelosi</span></b><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">o setolosi, oltre che rimuovere le eventuali cause scatenanti. Nei bambini più grandi invece il problema potrebbe avere già bisogno di una consulenza con un inquadramento psicologico mirato.</span><i></i></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">E non solo.</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5"> </span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Si è scoperto infatti che oltre al trauma arrecato con modalità inconsapevole,</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5">esiste un secondo “meccanismo” mentale</span></b><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">alla base della tricotillomania e che accomuna tali pazienti a quelli affetti da onicogafia</span><span class="fs11lh1-5"> </span><i><span class="fs11lh1-5">(tendenza a mordere e stuzzicare unghie e relative zone periungueali fino al sanguinamento)</span></i><span class="fs11lh1-5">, o a quelli che scrocchiano le dita o quelli che strizzano punti neri o lesioni anche inesistenti della cute, quelli che mordono le proprie labbra o la parte interna delle guance, che tirano i lobi o che con uno stuzzicadenti o altro danneggiano le proprie gengive.</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">In questo caso infatti alla base del comportamento vi è un</span><span class="fs11lh1-5"> </span><b><span class="fs11lh1-5">meccanismo di consapevolezza e piacere</span><span class="fs11lh1-5"> </span></b><span class="fs11lh1-5">volto a ridurre emozioni negative dettate da stress o ansia, quasi una valvola di regolazione per esse.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Inoltre in alcuni casi di tricodinia (ovvero dolore ai capelli ed al cuoio capelluto), potrebbe innescarsi in quelle persone predisposte un meccanismo di tricotillomania notturna</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">E’ molto importante quindi che venga posta con una accurata anamnesi ed esame obiettivo la giusta diagnosi, per differenziarla dal disturbo Ossessivo-Compulsivo, da un Disturbo da Dismorfofobia nonché da un disturbo Border-Line. Il paziente affetto infatti volontariamente o involontariamente potrebbe facilmente mascherare in fase di anamnesi la causa scatenante il suo comportamento.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs11lh1-5">Terapia</span></b></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Il problema va quindi risolto con adeguati approcci cognitivi-comportamentali a cui si associano trattamenti tricologici volti a lenire i sintomi cutanei (dolore, prurito) nonché a coadiuvare la crescita dei capelli. Tuttavia è bene sottolinere che la ricrescita dei capelli è possibile solo se le cause psicologiche vengono affrontate e risolte in tempo, prima che il trauma da strappo perpetrato nel tempo possa rendere atrofici i bulbi piliferi.</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">È</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5">sostanzialmente inutile iniziare un trattamento medico tricologico se prima non si risolvono le cause alla base del comportamento autolesivo.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs11lh1-5">Se la guarigione dal disturbo arriva tardi nel tempo, solo allora, constatata l’atrofizzazione ormai avvenuta dei follicoli, si potrà prendere in considerazione un trapianto di capelli o di peli.</span><span class="fs11lh1-5"> </span><span class="fs11lh1-5"> &nbsp;</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div><div class="imTAJustify"></div><div><span class="fs10lh1-5 cf1"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 08 Feb 2020 19:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[=> La Vitamina Q]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. A. Bellino]]></author>
			<category domain="https://www.antoniobellino.com/blog/index.php?category=Medicina_AntiAging_-_Medicina_Estetica"><![CDATA[Medicina AntiAging - Medicina Estetica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_n0rmcjfv"><div class="imTACenter"><b><span class="fs12lh1-5 cf1">LA VITAMINA Q</span></b></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div><b><span class="fs12lh1-5 cf1">Cosa è?</span></b></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">La Vitamina Q, più conosciuta come Coenzima Q10 o Ubiquinone è un cofattore enzimatico prodotto normalmente dal nostro organismo, di derivazione però sintetica quando immesso in formulazioni cosmetiche o farmaceutiche.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">La sua forma attiva è chiamata Ubiquinolo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><b><span class="fs12lh1-5 cf1">Dove si trova?</span></b></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">La Vitamina Q è presente in ogni cellula del nostro corpo (esso ha quindi una distribuzione “ubiquitaria”, da cui deriva il nome “Ubiquinone”).</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">È una sostanza fondamentale per il corretto funzionamento del mitocondrio, un organello intracellulare che fornisce energia alla cellula stessa. Le maggiori concentrazioni si riscontrano a livello cardiaco, epatico, pancreatico e renale. Essa ha una funzione cardioprotettiva, citoprotettiva in generale e neuroprotettiva, migliorando inoltre la funzione delle cellule beta del pancreas.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Fisiologicamente la sua concentrazione nell’organismo diminuisce con l’avanzare dell’età ed una sua carenza è riscontrabile in malattie a progressione cronica quali diabete, morbo di Parkinson, cancro , AIDS, distrofia muscolare ed in pazienti che assumono statine.</span></div><div><br></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><b><span class="fs12lh1-5 cf1">Quali sono le sue funzioni?</span></b></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Per le sue proprietà molecolari ha una spiccata azione antiossidante, riducendo e prevenendo la produzione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento cellulare.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Un’integrazione alimentare di Coenzima Q10 si ritiene svolga un ruolo utile nei pazienti con cardiopatia ischemica grazie all’aumento della disponibilità energetica al miocardio, nonché alla stabilizzazione dei valori pressori in pazienti ipertesi. Alcune evidenze statistiche dimostrano inoltre un suo ruolo nella stabilizzazione dei valori di colesterolemia.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Una sua integrazione è ritenuta utile per la prevenzione del morbo di Parkinson e della distrofia muscolare. Studi più recenti dimostrano come essa aiuti a migliorare i sintomi della sindrome da stanchezza cronica, anche se al riguardo servono ulteriori ricerche per una conferma decisiva.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Essa contribuisce quindi anche a migliori prestazioni in ambito atletico.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Una sua assunzione si correla ad un aumentata velocità del metabolismo cellulare, con una migliore ridistribuzione del fabbisogno energetico, motivo per cui viene consigliata come integratore supplementare in varie diete. &nbsp;</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Nelle formulazioni cosmetiche, per la sua azione antiossidante e per la capacità di riattivare il metabolismo cellulare cutaneo, nonché nel riuscire a rigenerare la Vitamina E dalla sua forma ossidata trova impiego in prodotti volti al trattamento di cute stressata ed opaca.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><b><span class="fs12lh1-5 cf1">Come assumerla?</span></b></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">La Vitamina Q è assumibile soprattutto attraverso una equilibrata alimentazione che includa:</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">- Carne:</span><span class="fs12lh1-5 cf1"> </span><i><span class="fs12lh1-5 cf1">rossa di maiale, manzo o cervo (in particolare fegato e cuore)</span></i><span class="fs12lh1-5 cf1">. Il pollo ne contiene una minore quantità.</span></div><div><br></div><div>[image:image-0]<br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">- Pesce :</span><span class="fs12lh1-5 cf1"> </span><i><span class="fs12lh1-5 cf1">tonno, sgombro, seppia, sardina salmone, aringa.</span></i></div><div><i><br></i></div><div>[image:image-1]<br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">- Ortaggi:</span><span class="fs12lh1-5 cf1"> </span><i><span class="fs12lh1-5 cf1">spinaci, broccoli, patate, peperoni, aglio, piselli, cavolfiori, carote.</span></i></div><div><i><br></i></div><div>[image:image-2]<i><br></i></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">- Semi e legumi:</span><span class="fs12lh1-5 cf1"> </span><i><span class="fs12lh1-5 cf1">soia, mais, sesamo, cereali integrali, arachidi.</span></i></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">- Frutta:</span><span class="fs12lh1-5 cf1"> </span><i><span class="fs12lh1-5 cf1">arance e fragole</span></i></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">-Uova (dove però è l’alta concentrazione di Vitamine E che amplifica le funzioni della Vitamina Q che in un uovo è presente in concentrazione assoluta minore rispetto ad altri alimenti) &nbsp;</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Si ricordi che con la frittura ne viene degradata una gran quantità ed il modo migliore per preservarla durante la cottura dei cibi è la bollitura.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Assunta come integratore la sua dose varia dai 50 ai 100 mg /die. In alcuni casi come in corso di terapia con statine, di recupero in scompenso cardiaco e di potenziamento di prestazioni fisiche può essere anche superiore ai 100 mg/die (</span><b><i><span class="fs12lh1-5 cf1">la dose tuttavia deve essere strettamente consigliata sempre dal proprio medico di riferimento</span></i></b><span class="fs12lh1-5 cf1">).</span></div><div><br></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><b><span class="fs12lh1-5 cf1">Controindicazioni?</span></b></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Sarebbe meglio evitare la sua assunzione in tali formulazioni durante la</span><span class="fs12lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs12lh1-5 cf1">gravidanza e l’allattamento</span></b><span class="fs12lh1-5 cf1">.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Tra i suoi effetti collaterali nausea, diarrea e dolore epigastrico.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Sono infine da annoverare le sue interazioni farmacologiche con farmaci antidiabetici, beta bloccanti, corticosteroidi, doxorubicina, warfarin e piperina.</span></div><div><span class="fs10lh1-5 cf2"> </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 19:25:00 GMT</pubDate>
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